Primo PianoScuola & Università

PENSIONI – Via con quota 100 a 62 anni o 41,5 anni di contributi, a beneficiarne subito 200 mila docenti e Ata

Marcello Pacifico

(di redazione) Appartengono alla scuola almeno 200 mila lavoratori dei 660 mila beneficiari della possibile introduzione di «quota 100» con 62 anni di età, abbinata all’uscita a 41,5 anni di contributi a prescindere dall’età: la stima è dell’Ufficio Studi del sindacato Anief che ha esaminato i dati anagrafici dei potenziali pensionandi, a seguito della logica riduzione delle soglie d’accesso che il Governo vorrebbe introdurre con la manovra di fine anno per dare la possibilità di uscire delle norme-trappola approvate con la Legge Fornero.

Il calcolo realizzato dal sindacato autonomo tiene conto delle simulazioni elaborate da Tabula, guidata da Stefano Patriarca, riprese oggi dal Sole 24 Ore , in base alle quali “l’ipotesi «quota 100» con 62 anni di età potrebbe avere circa 350 mila beneficiari il primo anno con una spesa di 8,5 miliardi e circa 11 miliardi a regime. «Quota 100» con 62 anni di età sommata alle uscite a 41,5 anni costerebbe secondo Tabula 13 miliardi nel 2019.

Cifra che salirebbe a regime a 20 miliardi. A beneficiare della nuova misura sarebbero soprattutto uomini del Nord entrati precocemente nel mondo del lavoro, che hanno lavorato in modo stabile e continuativo”.

Anief ritiene che il Governo M5S-Lega si sia troppo esposto pubblicamente su tale evenienza, anche attraverso precise esternazioni del vicepremier Matteo Salvini, e giunti a questo punto non ha altre possibilità che confermare la quota 100 con riduzione minima a 62 anni: a decidere non può essere l’Inps, attraverso il suo presidente, che continua a parlare di costi eccessivi per le case dell’ente previdenziale e di sicuro danno procurato indirettamente agli attuali giovani.

Ai quali, tra l’altro, si chiederanno sempre più contributi per accedere a loro volta alla pensione: ma se non gli si concede spazio, stabilizzandoli solo dopo i 40 anni, come possono realizzare questo obiettivo? “Secondo noi – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – i benefici che deriverebbero dal turn over si tradurrebbero subito sul servizio e sull’efficienza, considerando l’energia positiva che produce un giovane che subentra ad un ultra-sessantenne. Nel caso degli insegnanti, poi, vi sono anche delle necessità pratiche, legate allo  stress accumulato dietro alla cattedra e alle patologie da burnout che ne conseguono.

Inoltre, è bene che per i docenti e Ata della scuola, l’Inps richieda quei contributi figurativi mai versati e che risulterebbero utili al personale al momento della domanda di pensionamento”.

“Il messaggio che non accettiamo – prosegue Pacifico – è che l’introduzione di quota 100 senza particolari paletti venga fatto passare come una concessione. Non è così. Con la Legge Fornero, infatti, l’Italia ha creato un sistema previdenziale assurdo, senza eguali nell’area Ocse, perché nessun Paese ha osato mandare i propri docenti in pensione alle soglie dei 70 anni. E anche in Europa si lascia la cattedra a 63 anni , con Francia e Germania dove
bastano tra i 25 e i 27 anni di insegnamento per lasciare il servizio”.

“Ma si badi bene – conclude il sindacalista Anief-Cisal – a non prendere per il naso i nostri lavoratori: la quota 100 a 62 anni di età e i 41 anni di contributi versati devono permettere l’accesso alla pensione senza penalizzazioni economiche. Pensare di far passere la norma e poi introdurre disincentivi o, peggio ancora, riduzioni di assegni, oppure con formule “magiche”, come i fondi di solidarietà e di esubero prestate dai servizi di credito o assicurativi,
rappresenterebbe l’ennesima manovra previdenziale da fumo negli occhi. Un’operazione-vetrina che i nostri pensionandi non sopporterebbero proprio, ad iniziare da quelli che operano nella scuola e che hanno sostenuto nell’urna quei partiti che ora si apprestano a varare le legge di bilancio”, conclude Pacifico.

I lavoratori che necessitano di chiarimenti in merito ai pensionamenti hanno sempre facoltà di chiedere una consulenza personalizzata a Cedan , contattando  la sede Cedan più vicina. Per maggiori informazioni ci si può collegare anche al  sito internet  oppure scrivere una e-mail all’indirizzo    info@cedan.it  o contattare il numero 091 7098356.

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.