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Pensieri&Parole, La famiglia scomparsa. “Il mito dello zio d’America”

(Il brano è diviso in due parti perché è troppo lungo e vi annoierebbe a leggerlo tutto)

C’era una volta … così cominciavano i racconti di un tempo e così voglio cominciare io oggi.

C’era una volta una famiglia felice, composta da mamma, papà e due figli maschi, una famiglia semplice, il papà grande lavoratore, la mamma casalinga, i due figli tutti e due studenti. La vita procedeva tranquilla la famigliola era felice anche se con poco. Ma un giorno una nube nera si addensó sopra di loro e la bella famigliola si scompattó, chi prese a destra chi prese a sinistra chi a manca chi a dritta, disse qualcuno che giurava di averli visti fuggire a gambe elevate.

Ma cosa era successo veramente? La stessa domanda si fecero per tanto tempo i compaesani.

Nessuno lo sapeva, sparirono tutti e la loro casa rimase vuota, i vicini rimasero sgomenti non si sapevano spiegare cosa fosse successo, una famiglia così unita, così felice, così semplice, mai un litigio, mai un dissapore, niente di niente di anormale. Anche gli amici dei figli non si sapevano spiegare come mai i due fratelli, così bravi a scuola, avessero abbandonato tutto. Anche i componenti della squadra di calcio dilettantistica dove giocava il fratello maggiore, lui era un bravo promettente centravanti, un leader, non riuscivano a capire cosa fosse successo. Anche il parroco, che la domenica successiva alla scomparsa, in una omelia si chiedeva che fine avesse fatto questa famigliola, la mamma era una devota parrocchiana e il figlio minore era un bravo chierico. La polizia, interpellata dal fratello del papà, barcollava nel buio non aveva notizie. Le indagini, che furono aperte subito dopo la sua denuncia di scomparsa, non diedero mai una risposta, era come se il terreno si fosse aperto sotto i loro piedi e li avesse inghiottiti per poi richiudersi senza lasciare la ben che minima traccia dell’accaduto.

Qualcuno azzardava l’ipotesi che il diavolo, vedendo questa famiglia semplice così felice, aveva voluto farla sparire perché non sopportava l’idea che qualcuno sulla terra fosse così felice. Qualche altro azzardava l’ipotesi, non tanto surreale, che il padre o la madre o addirittura uno dei figli fosse un testimone, di non si sa che cosa, e la magistratura avesse attivato nei loro confronti un programma di protezione. Altre ipotesi furono avanzate da tutto il paese, ma il fatto che qualcuno giurava che ognuno di loro prese direzioni diverse sembrava la più surreale. In casa non mancava nulla, i mobili erano al loro posto, gli armadi erano pieni di quelle poche cose che possedevano, addirittura anche il frigo conteneva qualche avanzo del giorno prima e qualche derrata alimentare. Ma come erano andati via? E a che ora? I vicini non avevano sentito nessun rumore nessun trambusto? Erano tante le domande che si ponevano i compaesani e a cui non sapevano dare una risposta.

Gli anni passavano ed oramai nessuno più in paese parlava di questa sfortunata famigliola, era come se non fossero mai esistiti, la loro casa era lì chiusa così come loro l’avevano lasciata, il fratello del padre e la sorella della madre, gli eredi legittimi, non avevano voluto decidere sul da farsi di quella casa in cuor loro speravano che prima o dopo i loro cari ritornassero, ogni tanto vi si recavano per fare prendere aria alle stanze e innaffiare le piante sul balcone.

Quell’anno era stato caratterizzato da un inverno particolarmente rigido era primavera inoltrata, ma il tempo ancora non prometteva bene, le case restavano ancora con le porte e le finestre chiuse per non far entrare il freddo in casa e fu forse questo stato delle cose che stupì il postino del paese nel vedere quella casa con tutte le imposte stranamente aperte, ma di chi era quella casa? Si  chiese il postino, non ricordava chi ci abitasse, lì non aveva mai recapitato missive, allora chiese alla signora che abitava nella casa accanto, questa rimase stupita alla domanda del postino, “a  casa o latu aperta?”

Non ci voleva credere e si affacciò in strada a guardare, visto che il postino insisteva con quella sua strana richiesta, anche se titubante guardò nella direzione di quell’appartamento portandosi la mano alla bocca emise un grido “bebbamatri chi successi?”  e corse ad avvertire la dirimpettaia, anche questa stupita si affacciò ed esclamò “vo viriri ca ci sunnu i latri?”

“Ma quali latri rintra un c’è menti rarrubbari” disse l’altra. “Prestu tilifonamu ai carrabbineri”  continuò, in pochi minuti la stradella si riempì di un bel po’ di curiosi tutti a guardare verso quelle finestre aperte. Di lì a poco una pattuglia dei carabinieri fu sul posto, il giovane maresciallo chiese il motivo di quella chiamata, cosa c’era di strano in quelle finestre aperte.

“Ma comu marisciallu lei unni u sapi ca sta casa disabitata ri tantu tempu era” esordì a za Cuncetta, chiaramente il giovane maresciallo non conosceva la storia legata a questa abitazione, si vede che il suo predecessore non lo ha messo al corrente, facendosi largo tra la folla che si era accalcata d’avanti l’abitazione senza perdere tempo suono al campanello, ma non si udì nessun suono, evidentemente in quella casa non c’era più la corrente, ed allora decise di bussare al portoncino d’accesso. 

FINE PRIMA PARTE

APPUNTAMENTO PER LA SECONDA PARTE LA PROSSIMA SETTIMANA 

Car@pippo

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