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Pensieri&Parole, Il Natale

Qualche giorno fa un mio caro amico, amici e guardati, un conoscente direi, mi esternava questo suo pensiero “non vedo l’ora che passino queste feste”. Perché gli chiesi io, e lui con naturalezza mi rispose “non le sento più sono diventate un fastidio, un peso grande oserei dire” ma come mai, ripresi io, “una tortura, sono diventate per me” incalzò lui. Ma dimmi, racconta dissi io, e lui “a parte le feste religiose, di cui ho sempre rispetto, non è rimasto più niente delle belle feste di un tempo, quando le famiglie si riunivano per festeggiare il Natale, quelle belle tavolate imbandite di tutto e di più, i nonni tenevano l’armonia, i bambini giocano e se anche facevano chiasso era tutto in allegria, e poi le mitiche tombolate, con il solito zio Peppe che diceva, ancora prima di iniziare – ambo, terno, questo suo modo di babbiare teneva allegra la compagnia, e poi c’era la zia Mimma, che ad ogni numero che usciva ci diceva ad alta voce, era un po sorda, a cosa corrispondeva nella cabala quel numero, – 11 i cuorna run salataru, 77 i ammi ri signorini,  90 spaventu- e così via, e poi il nonno, il nonno sempre pronto a farsi ripetere i numeri usciti perché non sentiva quasi del tutto.”

Ed ora cosa ti è successo che sei così triste? Dal tuo modo di parlare sembra che qualcosa interiormente si sia rotto. “Che ti devo dire niente è più come prima, gli zii ed il nonno non ci sono più e la famiglia, che naturalmente nel frattempo è cresciuta, si è sfaldata ognuno ha preso la sua strada e quell’amalgama che ci teneva uniti è svanita, quasi quasi non ci vediamo e sentiamo più, vero è che con la vita frenetica che conduciamo siamo molto impegnati, dico ma almeno per le feste comandate ci vogliamo riunire, vederci, scambiarci anche un semplice abbraccio un sorriso un bacio sincero, qualche parola buona, un segno di affetto, e che diamine, capisco che oramai di regali non se ne possano fare più perché al giorno d’oggi ci pensiamo due volte prima di spendere qualche soldo, visto che ne girano sempre meno, insomma basterebbe poco per allietare queste vite grigie”.

Hai ragione, ma non si deve essere così tristi, vivi la vita così come viene, prenditi una bella dose di pillole “minnifuttu” e passa la mano, certo non è facile ma ci devi riuscire non puoi stare così male rischi di tuo, e vale la pena rischiare la propria incolumità per queste sciocchezze?

“Per me la famiglia è tutto, e vedere sfaldarsi quello che prima sembrava un bel rapporto per delle banali incomprensioni, per dei banali equivoci mi sembra assurdo, io sono sempre io, non sono cambiato in questi anni sono sempre lo stesso, ma gli altri come sono diventati?”

Questo incontro e questa discussione con il mio caro amico mi ha rattristato, mi ha fatto capire tante cose, non ho saputo aggiungere altro, non ho saputo dargli altri consigli, ho chiuso l’incontro con un, “dai tirati su, non ti deprimere, vediamo di fare una rimpatriata con i nostri vecchi amici di un tempo che è da molto che non ci incontriamo, ti prometto che li contatto e ti faccio sapere” a questo punto l’ho abbracciato e gli ho dato una pacca sulla spalla.

“È natale siate buoni”, recita uno slogan di una nota pubblicità, in poche parole viene riassunto lo spirito di questa festa, nasce il nostro salvatore, la vita si rinnova, la speranza rinasce, dobbiamo stare in allegria ed in armonia, troppe brutture esistono in questo mondo, le guerre, le stragi, gli omicidi, la malavita, etc. Perché l’uomo deve essere così cattivo, basterebbe poco per vivere tutti in armonia ed essere più felici.

Disse in un’omelia il papà buono (papà Giovanni XXIII) “Tornando a casa, troverete i bambini. Date loro una carezza e dite:  – Questa è la carezza del Papa -. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Fate qualche cosa, dite una parola buona. Il Papa è con noi specialmente nell’ora della tristezza e dell’amarezza.”

Queste parole che serbano da monito, sono e saranno sempre attuali. Meditate gente meditate.

 Car@pippo

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