CronacaPrimo Piano

Pendolari al Sud, odissea quotidiana

Foto www.pdferrara.it

C’è un Italia a due velocità, e non è l’Italia del lavoro, divisa fra un nord efficiente e un meridione in affanno, ma l’Italia del trasporto su rotaia.

I problemi in questo campo si avvertono trasversalmente da nord e sud e chi paga le conseguenze sono i pendolari, ovvero quei viaggiatori che usano il treno giornalmente per andare a scuola, per andare a lavoro, per tratte brevi che però diventano interminabili e piene di disagi. In breve i problemi sono tutti per i viaggiatori che viaggiano sui treni regionali, certamente non per quelli che viaggiano con l’Alta Velocità.

Secondo Assoutenti, l’associazione promotrice della prima assemblea nazionale dei comitati dei pendolari, le ferrovie regionali soffrono in Italia di scarsi investimenti, continui tagli di treni e servizi, gravi carenze di pulizia, di manutenzione e di scorte ai mezzi. Tradotto: treni poco affidabili e poco puntuali.  Per contrastare questo disagio i comitati hanno lanciato un allarme volto ad una più strenua, ma coordinata, difesa del trasporto ferroviario regionale e, più in generale, del diritto alla mobilità.

Assoutenti vuole riunire tutte le associazioni di consumatori in campo, per rivolgersi al Governo, alle Regioni, al Gruppo Fsi e agli attori del trasporto pubblico nella loro totalità. In sostanza l’associazione chiede che siano ammodernati e potenziati i treni nelle grandi città e nelle aree metropolitane; siano resi più capillari integrandoli con gli altri mezzi pubblici (bus, tram, metro). Sempre vivo, inoltre, l’interesse per le ferrovie dismesse da recuperare nel segno della mobilità sostenibile.

Un esempio dei disagi che si trovano a subire i pendolari è il caso della tratta Siracusa-Comiso, pochissimi treni al giorno, inesorabilmente lenti. Il tratto, inoltre, richiede un tempo di percorrenza di due ore e quaranta, come un frecciarossa Milano-Firenze.

Oppure comunicano da Assoutenti: “Nel Lazio fioccano le class-actions contro Trenitalia. Ne hanno intentata una i pendolari della linea Roma-Nettuno, dove si può viaggiare su carrozze con tutte e quattro le porte guaste, che però anziché restare chiuse vengono comunque messe a disposizione dei viaggiatori. D’estate, da quando hanno tolto le carrozze a doppio piano con i finestrini apribili, bisogna restare in apnea per almeno 40-50 minuti, il tempo che il treno si svuoti un po’. E chi non vuole soffrire, rinuncia al treno e sale in macchina. Sulla Roma-Cesano-Viterbo può succedere di fare tre chilometri a piedi, lungo i binari e sotto il sole (è capitato a luglio), perché il treno si rompe. E non si sa dove comperare i biglietti perché i punti vendita scarseggiano mentre i controlli si intensificano.”

Ovviamente il cittadino assiste inerme al solito scambio di accuse fra Trenitalia e la politica, senza che nessuno si assuma le proprie responsabilità. Anzi fra treni vuoti e soppressi si assiste ad un abbandono dei cittadini che involontariamente forniscono il pretesto all’amministrazione ferroviaria per cancellare proprio i treni che dovrebbero potenziare.

Fabio Butera

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Un Commento

  1. poi magari si lamentano che ci sono troppe macchine in giro…dovrebbero pensarci a potenziare il servizio treni regionali.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.