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Patto del Nazareno. Falcone (Fi): “Premier arrogante”

Per l’esponente siciliano di Forza Italia l’elezione del presidente della Repubblica era inclusa nel patto Berlusconi-Renzi. E sulla posizione di Verdini afferma: “E’ facile ora puntare il dito su qualcuno è un po’ più difficile rimboccarsi le maniche” 

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“Nulla sarà più come prima”. Con questa amara presa d’atto, probabilmente le forze che “s-compongono” il centrodestra non sbagliano. L’elezione del presidente Sergio Mattarella, che oggi ha prestato il solenne giuramento davanti alle Camere riunite, ha brutalmente ridimensionato il patto del Nazareno declinando FI in posizione subalterna rispetto a Palazzo Chigi. Ma anche il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, non ne esce vincitore e rischia di perdere i suo pezzi più importanti.

Maurizio Lupi manda a dire al presidente del Consiglio dei ministri, di cui fa parte con la delega alle Infrastrutture, “non siamo tappetini o i cespugli di Renzi” e Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliarello fanno intendere che Ncd dovrebbe porsi il problema se restare al Governo o lasciare. Intanto la falla nel centrodestra si è aperta e quali siano gli strumenti che Forza Italia in primis userà per tapparla è tutta da vedere. In gioco ci sono oltre alle riforme, anche il decreto che depenalizza la frode fiscale sotto il 3 per cento dell’imponibile, sospeso dal premier perché si diceva fosse caro a Berlusconi.

Abbiamo chiesto al capogruppo di FI dell’Assemblea regionale siciliana, Marco Falcone, oggi a Roma per assistere all’insediamento del nuovo capo dello Stato, come cambieranno ora i rapporti tra i due leader, soci del Patto.

Onorevole Falcone, lei è uno dei “grandi elettorali” che  votato scheda bianca seguendo le direttive del partito. Ma in questo patto del Nazareno era inclusa pure l’elezione dell’inquilino del Colle, malgrado il vicesegretario dem Debora Serracchiani si ostini a dire che l’accordo politico con Berlusconi “riguarda solo la legge elettorale e le riforme”?

Ho votato scheda bianca, così come deciso dal partito. Niente di personale con il presidente della Repubblica che stimo. Ma è necessario centrare il tema. In un Paese democratico le riforme, le regole vengono scritte da tutti i partiti, ancor che gli stessi appartengono a schieramenti opposti. Noi in maniera molto responsabile abbiamo condiviso un percorso riformatore, che scrivesse l’architettura democratica e istituzionale di questa Italia in un momento di particolare difficoltà. Nel momento in cui vi è un rapporto di collaborazione sulla architettura di cui sopra, la scelta del nuovo capo dello Stato, che non è una figura di parte né espressione di questo o quello schieramento politico, ma arbitro imparziale, garante della Costituzione, andava fatta insieme”.

E un giudice della Corte costituzionale, a suo avviso, non assolverà al meglio al ruolo di garante della Costituzione?

Certo, ma di fatti noi non abbiamo manifestato perplessità nel merito, nella caratura istituzionale, professionale e giuridica del presidente Mattarella. Abbiamo ritenuto che l’atteggiamento del premier Renzi, che è anche il segretario nazionale del partito di maggioranza, sia stato di tracotanza, quasi a voler suggellare e stimolare uno strappo tra i partiti. Devo aggiungere che al nostro interno c’è stato un grande dibattito e non sono stati pochi quelli favorevoli a Mattarella, quasi per scompaginare quell’equilibrio che il Pd avrebbe conseguito all’indomani della sua elezione.

Quindi, conferma che nell’accordo fra Berlusconi e Renzi ci fosse pure la scelta del nuovo presidente?

Certo, assolutamente sì, c’è stato un intenso confronto, al termine del quale si era pure ipotizzato di non entrare nemmeno in Aula, rispetto ad altre ipotesi manifestate da diverse anime del partito che invece sosteneva di votare Mattarella, in virtù del fatto che non mai è stato un segretario del Partito comunista ed ha rivestito incarichi istituzionali, per cui poteva benissimo essere vicino alla nostra cultura.

Lei lo avrebbe votato?

Pur non manifestando alcun tipo di problema verso il presidente, è chiaro che dovevo attenermi alle scelte del partito, che in un momento così delicato per il Paese decide di entrare in aula e pur non votandolo, non fa uno strappo istituzionale agevolando così il percorso intrapreso. Un atto di grande responsabilità quello mostrato da Berlusconi, tant’è che ad un certo punto alcuni grandi elettori – non io- hanno deciso di votare Mattarella.Nel momento in cui ci siamo trovati in Parlamento, non dico che c’è stato un liberi tutti, ma sicuramente non un atteggiamento ostruzionistico, molti nostri deputati lo votavano per una questione di sicilianità.

Ma questo solo in ragione del fatto che il presidente è un siciliano o per mantenere ancora saldo quel patto del Nazareno, che pare si stia sgretolando sotto i piedi di Denis Verdini, fiduciario del patto?

Chiaramente noi riteniamo che le regole vadano scritte insieme ed è chiaro che qualcosa dovrà cambiare adesso. Chi ha votato per Mattarella all’interno di Forza Italia, lo ha fatto per varie motivazioni, come dicevo, anche solo per non assegnare il presidente della Repubblica ad una parte politica rispetto ad un’altra. Credo, però, che quand’anche il patto del Nazareno, il patto delle riforme, debba proseguire è evidente che a questo punto FI dovrà mettere i puntini sulle i. Forse siamo stati un po’ ingenui e lo stesso presidente Berlusconi si è fidato di Renzi. Niente di trascendentale, nulla di nascosto, ma oggi dobbiamo chiarire delle cose.

Rivedrete anche il ruolo di Denis Verdini?

Verdini è una figura importante nel partito, ha svolto il suo ruolo con dignità. E’ facile ora puntare il dito su qualcuno è un po’ più difficile rimboccarsi le maniche.

Ncd alcuni esponenti hanno criticato l’iniziativa di Alfano ed ora stanno pensando di chiudere questa stagione. Torneranno in casa Forza Italia?

Non tutto quel che è successo potrà disegnare un prato di rose e fiori per Renzi, perché lui è riuscito con quest’azione ad incancrenire un rapporto col Nuovo centro destra, a raffreddarlo con l’Area Popolare, con l’Udc nello specifico, e a rafforzare le perplessità che vi erano nei confronti dello stesso premier. Queste tre vicende, che poi sono le due facce della stessa medaglia, rappresentano lo spartiacque fra quello che è stato oggi e quello che verrà domani. Renzi impazzisce nel vedere che il nuovo centrodestra, il blocco moderato ha 250 voti e vuole discutere la massima figura istituzionale di questo Paese.

Marina Pupella

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