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Paranza, dal 12 febbraio al Teatro Biondo

Debutta in prima nazionale, giovedì 12 febbraio alle 21.00, nella Sala Strehler del Teatro Biondo Stabile di Palermo, lo spettacolo Paranza – Il miracolo, un progetto di Clara Gebbia, Katia Ippaso, Enrico Roccaforte e Antonella Talamonti. Lo spettacolo è una coproduzione Teatro Biondo Stabile di Palermo e Teatro di Roma in collaborazione con la Compagnia Teatro Iaia / Umane Risorse.

In scena sono Nené Barini, Filippo Luna, Germana Mastropasqua, Alessandra Roca. Drammaturgia di Katia Ippaso, regia di Clara Gebbia ed Enrico Roccaforte. Musiche originali e direzione musicale Antonella Talamonti; costumi di Grazia Materia; scene Kallipigia Architetti movimentate da Massimo Bellando Randone; disegno luci di Gianni Staropoli.

Repliche fino al 19 febbraio.

Paranza è la narrazione di un pellegrinaggio laico. Quattro individui attraversano in processione una metropoli reclamando i diritti che sono stati loro sottratti. Una metafora dell’uomo contemporaneo che, in un’Italia sempre più schiacciata dalla crisi, dalla disoccupazione e dai tagli al bilancio, lotta per la propria dignità. Lo spettacolo intreccia un lavoro di ricerca tra musica di tradizione orale italiana e teatro contemporaneo, con una particolare attenzione alle forme del presente e ai conflitti sociali.

La prima edizione di Paranza – Il miracolo ha vinto il premio “Festival Teatri del Sacro 2013”. Questo nuovo allestimento, coprodotto dal Teatro Biondo Stabile di Palermo e dal Teatro di Roma, dopo il debutto in Sala Strehler sarà al Teatro India di Roma e al Teatro dell’Elfo di Milano. 

Una grande città d’Italia. L’Italia del futuro che verrà e che è già avvenuto. Un’Italia in cui tutti abbiamo perso tutto, un paese che somiglia all’immediato dopoguerra, dove le lancette del tempo vanno avanti e indietro. In una metropoli dove ci si accende e ci si spegne secondo un ritmo misterioso, quattro individui si trovano per strada, ci sono finiti: un manager licenziato (Filippo Luna), una donna malata in attesa di cure (Nené Barini), una cantante di talento (Germana Mastropasqua), una signora benestante ma terremotata (Alessandra Roca).

Il diritto al lavoro, il diritto alla casa, il diritto alla salute e il diritto all’espressione della propria identità, i diritti conquistati ieri, sono oggi diventati miraggi. Si lotta per la sopravvivenza. Si canta per non morire di stenti. E intanto si finisce col dormire in macchina, facendo finta che sia la stessa bella casa di sempre.

Paranza, che significa “barca o associazione di barche che pescano insieme”, designa anche i gruppi di fedeli che il lunedì, in albis, vanno dai quartieri di Napoli e dai paesi della provincia in pellegrinaggio alla Madonna dell’Arco. Spesso scalzi, in tenuta rituale, portano sulle spalle una pesante statua, cantando e danzando, sottoponendo il proprio corpo a digiuni e fatiche fisiche, per portare la richiesta di grazia alla Madonna.

La “paranza” dello spettacolo è quella degli “aventi diritto” che si trasformano in “richiedenti miracoli”. Persone che hanno perso tutto ma che si tengono attaccati alla loro umanità. Una paranza che parla, mormora, intona, canta e continua a sperare. Per non rassegnarsi, per ricordarci che siamo esseri umani, con bisogni, diritti e desideri.

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