Cronaca

Palermo,cultura nell’Aula Bunker. Teresi: “Non pieghiamoci alla mafia”

Foto di Noemi Cusano

Si è svolta sabato 12 gennaio, presso l’Aula Bunker del Tribunale di Palermo, la tavola rotonda sul tema “La cultura come esercizio di libertà e democrazia“.

L’introduzione è stata curata dalla dottoressa Villanova che ha tenuto a precisare come l’evento sia stato in realtà un lungo percorso, iniziato nel febbraio del 2012 presso l’Ipssar Paolo Borsellino di Palermo e che si è avvalso della collaborazione di docenti di diverse scuole palermitane.

Dopo questa breve introduzione è intervenuta la dottoressa Licia Romano, organizzatrice del progetto, definito dalla stessa “istruzione alla legalità”, legalità in senso molto ampio, educazione al rispetto delle regole, del vivere civile, educazione verso i cambiamenti dei singoli cittadini.

L’obiettivo è quello di approfondire la conoscenza del fenomeno mafioso. In una città come Palermo non si può fare una cultura sulla legalità senza parlare di mafia e questo corso l’abbiamo voluto realizzare appositamente nell’anno 2012″.

La scelta dell’anno 2012 non è stata casuale in quanto è stato celebrato il ventesimo anniversario delle stragi di Capaci e Via D’Amelio, come quella della location dell’evento, l’Aula Bunker, luogo simbolo, che ha visto il primo grande processo alla mafia palermitana.

Il progetto è stato indirizzato soprattutto alla classe insegnante e di conseguenza all’istituzione scolastica nel suo insieme, allo scopo di fornire strumenti didattici e una maggiore conoscenza sulla realtà mafiosa, di diffondere quegli ideali e quei valori per cui questi eroi hanno dato la vita.

“E’ importante la scuola, è importante il ruolo degli insegnanti – ha continuato la dottoressa Romano – il corso è stato organizzato per dare agli insegnanti una maggiore conoscenza del fenomeno nella sua specificità locale, per sapere riconoscere i comportamenti di prepotenza, comportamenti tipici della cultura mafiosa, in modo che sappiamo bene individuarli, non solo nell’ambito scolastico, ma nella società in cui viviamo”.

Barbara Evola, assessore alla Scuola, ha confessato: “E’ un’emozione molto forte entrare in quest’aula, mi sento scombussolata, perché ricordo quando è iniziato qua dentro il maxi processo e soprattutto quello che è successo immediatamente dopo”.

L’assessore ha sottolineato il significato del suo intervento con una frase di Antonino Caponnetto: “La mafia teme più la scuola della giustizia e l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa”, che riassume il senso di portare avanti queste iniziative che coinvolgono le scuole.

“Questa città va ricostruita nel quotidiano – ha spiegato Barbara Evola – giorno dopo giorno. Bisogna sforzarsi di non violare il diritto della persona che ci sta vicino, avendo consapevolezza di quelli che sono i nostri diritti, che sono stati negati per anni in questa città, questo è importante. A partire da questo riusciremo veramente a costruire nel tempo una cultura della legalità, non smettete mai di porvi interrogativi e di porli agli altri”.

Al termine di questi primi interventi si sono succeduti tre blocchi, ciascuno formato da tre scuole che hanno presentato dei lavori di varia natura, spaziando dalla poesia, al filmato, a disegni e citazioni su cartelloni.

Ogni blocco è stato poi commentato dai relatori dell’incontro e del progetto: Monica Genovese, avvocato dal 1994, impegnata nei processi di Mafia, Alessandra Dino, docente presso la Facoltà di Scienze della Formazione ed Elena Mignosi, professore associato di pedagogia generale sempre presso la Facoltà di Scienze della Formazione.

Gli istituti coinvolti sono stati, invece: le scuole medie statali Sperone Pertini, Silvio Boccone e Leonardo da Vinci, la Direzione Didattica Monti Iblei, la scuola elementare Cielo D’Alcamo, l’Istituto Comprensivo Giovanni Falcone, l’Istituto Ipssar Paolo Borsellino, il Liceo Ginnasio Giovanni Meli e l’Istituto Magistrale Regina Margherita.

L’incontro è proseguito con la consegna degli attestati agli insegnanti delle scuole interessate, e delle targhe da parte dell’assessore Evola ai relatori del progetto, che si sono definiti soddisfatti e orgogliosi del lavoro svolto nell’arco di quest’anno e fortunati per aver conosciuto uno spaccato ben preciso di ciò che accade sul nostro territorio quotidianamente.

“E’ importante la possibilità quotidiana all’interno delle classi – ha esordito la dottoressa Mignosi – di sperimentare una cultura diversa, di potere vivere la relazione tra gli studenti e tra gli studenti e gli insegnanti in un modo diverso che, con la pratica, costruisca una cultura che vada contro l’individualismo. Il valore più importante per sconfiggere la cultura mafiosa è quello della collettività e della corresponsabilità nelle relazioni quotidiane”.

E’ stato di Vittorio Teresi, Procuratore della Repubblica, l’ultimo intervento del convegno, un progetto ambizioso, che lo ha soddisfatto, ma in parte preoccupato: “L’aspetto giudiziario, rispetto alla mafia, ha un’importanza più grande di quella che dovrebbe in realtà avere. Dopo i processi, giustamente lunghi, e dopo aver scontato la pena, molte persone sono tornate a estorcere, a mafiare. L’unico baluardo contro questo circolo vizioso non può essere ancora una volta un processo, ma una società forte, che non si piega, che resiste e che sappia dire no. Non ci dobbiamo trovare nelle condizioni di piegarci alla mafia. L’aspetto giudiziario fa emergere il problema, lo tampona, ma non lo risolve“.

Noemi Cusano

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