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Palermo, Tar sospende ordinanza movida. “300mila euro di danni”

Ripristinare un dialogo con l’amministrazione comunale di Palermo, creare insieme un nuovo regolamento, mettere al centro gli interessi di tutti. Con questi presupposti l’associazione Vivo Civile – sigla che riunisce decine di gestori di locali di intrattenimento della città, riunitisi ieri per fare il punto sulla situazione – allunga la mano in segno di pace verso i rappresentanti delle istituzioni cittadine, dopo la bocciatura da parte del Tar della sospensione dell’ordinanza sulla movida.

«Siamo cittadini e imprenditori onesti – dice Antonio Ferrante, presidente dell’associazione Vivo Civile – che sono stati costretti in questi tre mesi a licenziare i propri dipendenti e a perdere mediamente ognuno 700 euro di incassi al giorno per sottostare al regolamento comunale, che limitava fortemente la fruizione della musica e della sua intensità in determinati orari. Chiediamo di incontrare l’amministrazione comunale, nonostante questa ancora non riconosca che l’intervento dell’ordinanza è stato affrettata. Al momento da parte di chi governa Palazzo delle Aquile, nonostante la sospensione del Tar, notiamo ostinazione. Quando sue assessori, nello specifico Marco Di Marco e Giusto Catania, dichiarano che la sanzione per i locali era limitata a pochi euro, dimenticano che nella loro direttiva, bocciata dal Tar, per chi non seguiva le regole, oltre alla multa, era previsto il sequestro dell’impianto audio e di tutti gli alcolici. Chiediamo di essere ascoltati, perché abbiamo dimostrato di essere competenti. Ognuno deve prendersi le proprie responsabilità E così come i gestori dei locali sono stati costretti a licenziare i loro dipendenti pur applicare le regole, l’amministrazione faccia pagare chi ha sbagliato a scrivere questa ordinanza. Altrimenti sarà un muro contro muro. Scelta che noi non vogliamo»

«Il Tar – dice l’avvocato Giovanni Puntarello – ha sospeso l’Ordinanza, perché ha ritenuto che il sindaco fosse sprovvisto del potere di emetterla in quei termini e con quei contenuti. L’ordinanza difettava di ogni presupposto di legittimità. In più vi era una palese violazione del principio di proporzionalità che obbliga l’amministrazione a vagliare quali altri provvedimenti sia possibile emanare al fine di tutelare le esigenze avvertite, prima di decidere un provvedimento che restringa la libertà di determinati soggetti. Il nostro prossimo incontro con il Tar, nel febbraio del 2014, riguarderà i danni subiti dai proprietari dei locali a causa dell’ordinanza. Che ammontano a più di 300 mila euro e che chiederemo di fare pagare al Comune di Palermo».

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