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In piazza a Palermo per Carmela Petrucci contro la violenza sulle donne

Sit-in al Politeama Foto di Noemi Cusano

Basta femminicidi, non è più tempo di stare in silenzio“, si legge su uno degli striscioni, in un pomeriggio di sabato, nella piazza più importante di Palermo, per dire no alla violenza sulle donne.

Il giorno dopo l’ennesimo episodio di violenza maschile contro le donne, la tragica morte della giovane palermitana Carmela Petrucci, studentessa di appena 17 anni, ed il ferimento della sorella Lucia per mano dell’ex fidanzato Samuele Caruso di 22 anni, un centinaio di manifestanti si stringono intorno la famiglia della vittima e alla sorella ancora in ospedale, ignara della perdita della piccola Carmela.

Carmela è la 101esima vittima di violenza maschile contro una donna. “Siamo qui per testimoniare e per fare un atto di denuncia, per rispettare il dolore, ma soprattutto per dimostrare che l’uccisione di Carmela non è un caso isolato.” afferma Celeste Costantino del Comitato 21 Luglio, organizzatore della manifestazione. “Siamo qui per reagire, per partire dal coraggio che hanno espresso queste donne, che non vengano ritenute deboli, ma condannate dalla propria reazione, poiché difendono la propria libertà” gridano le manifestanti. Libertà di lasciare chi non si ama più, senza che un uomo abbia il diritto di decidere della vita della donna che diceva di amare.

L’obiettivo maggiore di chi ieri è sceso in piazza era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica. “L’allarme più grave è questa concezione della donna a sfondo sessuale, non reagire significa legittimarlo dall’alto, così si influenzano soprattutto i giovani” è il commento unanime di tante voci presenti. Ed ancora “é il nostro sistema la causa fondamentale del cosiddetto femminicidio”. Femminicidio diventato un fenomeno, diffuso ed ormai frequente, se ne discute, senza mai prendere seri provvedimenti, mentre le donne continuano a morire.

Al presidio presente anche l’assessore ai Servizi sociali del Comune Agnese Ciulla: “Credo ci sia un problema legato ai giovani, giovani che urlano il loro dolore, giovani che non riescono a sostenere la loro fragilità, che sentono la mancanza di ascolto da parte degli adulti, quello che è successo deve farci dire: attenzione” afferma convinta.

C’erano anche gli studenti del liceo Umberto I, la scuola della vittima e di sua sorella che hanno poca voglia di parlare, con un semplice abbraccio si infondono coraggio. Non c’è spiegazione alla perdita della loro compagna, solo dolore e disprezzo per l’omicida, poiché vittima non del destino, o di una catastrofe naturale, ma di un gesto evitabile.

La piazza si affolla ulteriormente, c’è “il movimento femminista proletario rivoluzionario”, ci sono le compagne di “socialismo rivoluzionario”. “Il problema è maschile, non femminile come si continua a far credere, dovrebbero essere loro a difendere la propria dignità. Non è solo un appello di diritti, ma bisogna cambiare la cultura partendo dalla base, dalla libertà” intendono sottolineare.

Bisogna imparare a ragionare sulla violenza, sul dolore. La speranza è che questo giorno non rimanga solo un momento, ma sia l’inizio di un percorso per costruire sorellanza, per lottare contro ogni forma di violenza, per aiutare quelle donne costrette ancora a vivere ogni giorno nel terrore di minacce e persecuzioni da parte di “uomini” prepotenti.

Sorellanza che parte da Carmela, che ha protetto e salvato sua sorella Lucia. Riflettiamo.

Noemi Cusano

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Un Commento

  1. Bisogna imparare a ragionare sulla violenza, sul dolore. La speranza è che questo giorno non rimanga solo un momento, ma sia l’inizio di un percorso per costruire sorellanza, per lottare contro ogni forma di violenza, per aiutare quelle donne costrette ancora a vivere ogni giorno nel terrore di minacce e persecuzioni da parte di “uomini” prepotenti.
    Sorellanza che parte da Carmela, che ha protetto e salvato sua sorella Lucia. Riflettiamo.
    Sono d’accordo cn voi!

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