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Palermo, no dell’Urps ai liberi consorzi

Foto di Francesca Del Grosso

Categorico il no da parte dell’unione regionale provincie siciliane all’istituzione dei consorzi liberi. Ieri mattina, presso la sala Gialla di palazzo d’ Orleans, Urps ha presentato un disegno di legge alternativo, a quello disposto dalla giunta regionale, che dispone l’abolizione delle provincie e la costituzione dei liberi consorzi.

Ad intervenire, Giovanni Avanti, presidente della provincia regionale di Palermo, Antonio Saitta, presidente dell’Unione delle provincie Italiane, la professoressa Ida Nicotra, ordinario di diritto costituzionale all’Università di Catania, e i presidenti e commissari straordinari delle nove provincie siciliane e i presidenti dei nove consigli provinciali.

La proposta di legge avanzata dall’unione delle provincie Siciliane prevede, come reso noto da Giovanni Avanti  una proposta ragionevole, a detta del presidente,  che mira alla riduzione del numero dei  consiglieri e degli assessori del 50%, a confermare l’ elezione diretta del presidente e del consiglio, che “se negata rappresenterebbe una negazione della democrazia” prosegue,  e che propone una rivalutazione delle competenze fra Regione, comuni e provincie, e che dispone l’accorpamento  in capo alle provincie di enti quali, Ato, Iacp, Consorzi di Bonifca che gravano sulla Regione per un ammontare di  50 milioni di euro l’anno.

L’Unione provincie siciliane si oppone all’istituzione dei Liberi consorzi di comuni proposta dalla giunta regionale, e a tal proposito,  Avanti esprime un pensiero chiaro : “Istituendo i consorzi si aumenterebbero in maniera esponenziale il nascere di soggetti giuridici.  Verrebbero istituiti infatti più liberi consorzi dei comuni rispetto alle attuali nove provincie con aggravio dei costi. A parte il fatto che i liberi consorzi dei comuni già esistono e non sono altro che le attuali Provincie regionali così come  definite dalla legge regionale 9 del 1986 e alle quali i comuni siciliani hanno aderito con delibera dei rispettivi consigli comunali. Nel 1986 il legislatore regionale mantenne la dizione provincie per rimanere nell’ambito del dettato costituzionale che prevede appunto le Provincie. L’abolizione presenta quindi a nostro avviso profili d’incostituzionalità. La legge 9 prevedeva, anche,  l’istituzione dell’area metropolitana, che avrebbe dovuto comprendere 27 comuni dell’hinterland, ma che non è mai stata realizzata proprio per le resistenze della Regione”.

Francesca Del Grosso

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