Cronaca

Palermo, lo spot sessista che accende lo sdegno delle associazioni femministe

Italiacom Mobile. Foto Internet

Un provocante fondoschiena, con tanto di tanga, affiancato dalla scritta “non vi prendiamo per il chissacché”. E’ questo il messaggio pubblicitario che campeggia da settimane in alcuni cartelloni a Palermo, specie nel centro città.

La pubblicità di una nota griffe di biancheria intima? Di un centro estetico? No, di una compagnia telefonica locale, che ha pensato bene di poter attirare clienti alla sua causa grazie all’immagine, che senza dubbio colpisce subito all’occhio, ma che ha causato sdegno in molti cittadini e nelle associazioni femministe.

Titti De Luca, ex deputata di origini siciliane, ha ispirato la campagna “Non ti credere chissacché”, contro tutte le pubblicità insultanti la dignità femminile: “Considerare il corpo come un oggetto o una proprietà privata comporta guasti anche tragici, compreso l’ uso della violenza su tutto ciò che non si può avere.” – ha spiegato – “Bisogna riflettere sui modelli diseducativi che si trasmettono e che impediscono ai ragazzi di sviluppare una capacità relazionale con l’altro sesso, di accettare la propria e l’altrui differenza, sviluppando fenomeni come machismo e omofobia. Una pubblicità non uccide nessuno, ma consente la formazione di una subcultura che alimenta sessismo, omofobia e comportamenti violenti.

La campagna avviata da Titti De Luca, si prefissa l’obiettivo di proporre un protocollo d’intesa, in accordo col comune di Palermo, per l’attività di sensibilizzazione sulla parità dei generi, vietando tutti i manifesti che possano ledere la dignità femminile.

La De Luca, invita le istituzioni comunali a prendere provvedimenti, come accaduto a Rimini, dove grazie alla sottoscrizione di un protocollo, è vietato l’uso di immagini stereotipizzate al fine di bandire completamente le pubblicità sessiste: “Proponiamo che l’amministrazione comunale produca atti concreti.” – ha proseguito la ex deputata. “Cominciamo dalla modifica del regolamento per le affissioni pubbliche, con il coinvolgimento degli operatori del settore e con esplicito divieto di pubblicità sessiste, omofobe e razziste, secondo quanto previsto dalla normativa europea”.

Anche l’assessore alla Comunicazione Giusto Catania, in precedenza, si era espresso riguardo al contestato spot: “Abbiamo inviato all’agenzia mandataria della pubblicità un invito formale a non fare uso di immagini che possano ledere la dignità femminile. La nostra amministrazione è contro questo fenomeno e si attiverà affinché non si ripetano altre situazioni di questo tipo.” – aveva dichiarato Catania.

In Italia non esiste una legge in materia e Rimini rappresenta un caso isolato. Palermo, in tal senso, potrebbe fare da traino affinché si discuta una legge nazionale riguardo gli spot sessisti, per i quali tra l’altro l’Italia è già stata richiamata dall’Onu.
Certamente l’agenzia in questione non si aspettava tanto clamore per il suo spot che, soprattutto sul web, ha scatenato una vera e propria rivolta.

Paolo Guagliardito

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

2 commenti

  1. Mi piacerebbe che la preoccupazione da parte di associazioni e Amministrazione per la deriva (?) che potrebbe prendere una pubblicità del genere sia pari al sessismo riscontrato negli annunci di lavoro. Invito chi di dovere a sfogliare un qualsiasi sito di offerte di impiego per trovare richieste (immotivatamente) rivolte in modo esclusivo all’uno o all’altro sesso. Ricordo, tra l’altro, che esiste una legge che vieta questa pratica. S’indignassero per questo invece di prendere in considerazione queste stupidaggini.

    1. Gentile Njörðr, ritengo invece che si tratti in entrambi i casi di problemi gravi, che dovrebbero indignare in egual misura. Lo spot in sé non è la causa della malattia, ma ne è il sintomo.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.