Cultura

Palermo, giovedì 21 marzo convegno ‘La Russia di Putin II’

Palazzo Branciforte (foto da internet)

Si tiene giovedì 21 marzo a Palermo (Palazzo Branciforte, ore 18.30) l’incontro dal titolo La Russia di Putin II, terzo appuntamento del ciclo di conferenze L’Italia e la Politica Internazionale promosso da Fondazione Sicilia e ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale).

In calendario da marzo a maggio 10 convegni sui grandi temi della politica estera che, aperti gratuitamente al pubblico, prevedono la presenza, in qualità di speaker, dei massimi esperti in materia provenienti da tutta Italia e la partecipazione di docenti dell’Università di Palermo e autorevoli discussant locali

Il ciclo di conferenze si inserisce in un contesto più ampio che ha previsto l’istituzione a Palermo di un’Alta Scuola di Politica Internazionale destinata, per questo primo anno, a oltre 100 studenti delle Facoltà di Economia, Giurisprudenza e Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Palermo, polo accademico che, punto di riferimento cruciale per lo sviluppo socio-culturale dell’intera Sicilia, ha rilasciato il proprio Patrocinio al progetto garantendo la concessione di crediti formativi a tutti i partecipanti.

Conferenza La Russia di Putin II

Interviene:
Franco Venturini, editorialista del Corriere della Sera

Con la partecipazione di:
Fabio Mazzola, Preside del Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali e Statistiche dell’Università degli Studi di Palermo

La scontata vittoria di Vladimir Putin alle elezioni presidenziali in Russia è stata conseguita sotto il segno della ‘stabilità’ promessa ai russi e al resto del mondo. Putin è tornato alla presidenza per altri sei anni, dopo otto da presidente e quattro da premier.

La Russia uscita dalle elezioni vede così la rilegittimazione del leader e la riconferma del suo carisma, per quanto affievolito, in larghi strati, maggioritari, della popolazione. Più che dai possibili brogli, la vittoria è stata favorita dal possesso di ingenti strumenti propagandistici – finanziati con i proventi dell’esportazione di idrocarburi – e di controllo sociale. Tuttavia la terza vittoria di Putin non è stata un trionfo, nonostante i numeri, ma una battaglia serrata con il movimento di protesta nato piuttosto inaspettatamente nelle piazze di Mosca e parallelo a un crescente scontento nei confronti del leader all’interno di una parte dell’élite russa.

La vittoria in nome della ‘stabilità’ sembra aver posto le premesse per ulteriori freni a un rinnovamento interno e a quella autoriforma che sarebbe invece sempre più necessaria in un Paese bloccato dal suo obsoleto sistema politico, dall’elevato livello di corruzione, di persecuzione fiscale degli operatori economici indipendenti e di costosa burocratizzazione. In questo contesto, la vera sfida dei prossimi mesi e anni sarà la conciliazione tra un sistema centralizzato e rigidamente controllato – sulla base delle formule politiche elaborate da Putin come ‘democrazia sovrana’ o ‘verticale del potere’ – e le istanze di liberazione e di riattivazione della vita civile e dell’economia.

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