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Palermo crack, riecco Gasperini: la salvezza sembra un’utopia

Il presidente del Palermo Maurizio Zamparini

Il Palermo stenta e Maurizio Zamparini cambia ancora. La nuova barzelletta del patron vede esonerato Alberto Malesani ed il ritorno di Gasperini: fatale al tecnico veronese il pareggio interno di sabato sera contro il Genoa, diretta concorrente del Palermo per evitare la retrocessione. Tre partite ed altrettanti pareggi nella gestione Malesani, durato meno di papa Luciani, ma avvenuti contro altrettante ‘rivali’ come Pescara, Genoa (in casa) e Chievo.

Sabato sera il Palermo ha giustificato la propria posizione in classifica a prescindere dal fatto che la gestione tecnica potesse essere stata coordinata in maniera non impeccabile. La mancanza di una punta, una qualsiasi punta, si sente parecchio; Boselli entra tardi – e si divora un gol praticamente fatto – non mostrando quanto di buono fatto contro il Chievo. Miccoli è troppo isolato, non è una prima punta e non può giocare come tale; la presenza di fantasisti dai piedi buoni (Ilicic, Fabbrini, Formica e Miccoli stesso) risulta vana se non si ha un terminale offensivo in grado di finalizzare l’azione con rapidità – per esempio Dybala – oppure che può far salire la squadra – vedi Boselli.

Nove anni dopo il ritorno in serie A (2003-2004), il Palermo di Zamparini si ritrova con un piede nella fossa e soprattutto senza un’identità o un progetto serio: dopo annate splendide, la qualificazione in Champions sfiorata, l’Europa League, la finale di Coppa Italia adesso non si vede più la luce.

Il ringraziamento a Zamparini per quello che ha fatto per i rosanero forse, adesso, non basta più; dopo aver fatto realizzare il centro commerciale forse ha raggiunto il suo obiettivo. Dal capoluogo siciliano sono passati giocatori che hanno fatto la storia degli ultimi anni, anche in nazionale, come i vari Toni, Barzagli, Grosso, Barone, Migliaccio, Amauri, Zaccardo, Pastore, Cassani, Balzaretti, Cavani e molti altri che però non appena hanno raggiunto un minimo di notorietà e di consapevolezza dei propri mezzi, sono stati allontanati. Adesso gioca titolare un inamovibile Garcia, mediocre giocatore di serie b.

La strategia di far crescere un giovane giocatore per poi consegnarlo a palcoscenici prestigiosi potrebbe avere una logica nel momento in cui ci fosse un serio progetto a lungo termine – vedi il Catania o la stessa Udinese che spesso cambiano molti giocatori o anche allenatori e si trovano sempre nei piani alti della classifica.  La mancanza di pianificazione c’è, si vede e spesso imbarazza: anche l’alternanza di direttori sportivi (Panucci, Perinetti, Lo Monaco) è sintomo di instabilità.

Malesani non ha certo dato un gioco spumeggiante ma probabilmente nemmeno Mourinho, Capello o sir Alex Ferguson potrebbero giovare alla squadra: la città è stanca di questa gestione molto menefreghista e senza una prospettiva ed è ancora più delusa da un presidente mai stato vicino realmente alla squadra.

La matematica non condanna ancora il Palermo ma, visto il punteggio, il gioco espresso ed i risultati ottenuti negli scontri diretti, la salvezza sembra veramente lontana: sei punti dalla coppia Genoa-Bologna (quartultime) non sono poi tanti ed i rosa sono obbligati a crederci.

Domenica nell’anticipo delle 12,30 la riscossa del Palermo potrebbe iniziare a Torino contro la squadra di Ventura, seguirà la delicatissima sfida interna contro il Siena e poi il Milan a San Siro. Ma la ‘riscossa’ forse sarebbe dovuta cominciare molto prima cercando di non sprecare occasioni d’oro, complice la sfortuna che però non deve assolutamente costituire un alibi, sebbene non abbia mai aiutato il Palermo quest’anno.

La ‘riscossa’, forse, non va data impregnando l’ambiente di un alone di negatività: la stima, la presenza fisica, l’incoraggiamento, la tranquillità e una gestione progettuale  a lungo termine da parte di un presidente, gioverebbe non poco alla squadra.

 

Simone Giuffrida

 

 

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