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Palermo, all’Università si parla di frontiera e confine della lingua

Convegno Frontiere, sentimenti e lingua

La passione linguistica verso il proprio idioma, come l’uomo vive la sua passione verso la propria lingua d’origine, l’uomo come entità ultrasociale costretto a imparare e insegnare il linguaggio per sopravvivere ed evolversi, la lingua in condizioni di sradicamento, hanno rappresentato alcuni tra i temi fondamentali trattati ieri pomeriggio durante il corso del convegno internazionale dal titolo “ Frontiere, sentimenti e lingua”, suddiviso in 3 giornate, dal 19 al 21 di dicembre.

Altro tema cruciale affrontato, le attività svolte nell’ambito del progetto di ricerca finanziato dal Ministero spagnolo, La frontiera franco-spagnola nella storia della lingua e l’identità catalana, che si basa sull’opportunità di effettuare una ricerca sulle zone in Europa dove i confini politici degli stati non corrispondono ai limiti storici delle lingue e in cui esistono profili linguistici diversi su entrambi i lati delle frontiere.

La professoressa Mari D’agostino dell’università di Palermo,  ha spiegato l’importanza di distinguere il termine frontiera e confine della lingua,  comprenderne la distinzione e farne il punto di partenza di questa ricerca. La frontiera è un concetto mobile, in continua evoluzione, che nasce dalle esigenze di una comunità e  si determina per ragioni sociali e non geografiche; mentre il confine è un concetto netto, separa due spazi, impone  i suoi segni e la sua dimensione circoscritta.

Al seminario sono intervenuti Josep M. Nadal, Narcis Iglesias e Olga Fullana, docenti dell’università di Girona.

Il tema della giornata di oggi sarà incentrato sul tema linguistico del migrante e prevede la partecipazione di alcuni docenti dell’Università Federico II di Napoli e  domani, 21 dicembre, verrà affrontato il tema della gestione del plurilinguismo.

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