Economia & Lavoro

Otto lavoratori su dieci sono precari

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Precariato è la parola d’ordine per chi trova lavoro in Italia. Gli effetti della crisi che affligge l’Europa si fanno sentire nelle modalità che le aziende adottano per reclutare forza lavoro. Otto lavoratori su dieci sono precari, secondo la previsione di Unioncamere-Excelsior dei nuovi posti resi disponibili nel trimestre incorso solo il 20% saranno regolati da contratti a tempo indeterminato.

Il Precariato si affianca al crollo dei redditi reali, secondo la Banca d’Italia fra il 2006 e il 2010 le famiglie e i lavoratori hanno perso circa 880 euro in termini di entrate annuali. Conseguente è il crollo del potere d’acquisto delle famiglie, che soprattutto dal 2008, cioè dal deflagrare della crisi economica, hanno visto aumentare i prezzi, sia dei beni voluttuari che quelli di prima necessità, a fronte di una stagnazione o di una contrazione delle loro retribuzioni.

Le previsioni di Unioncamere-Excelsior denunciano l’aumento del precariato e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. A questo proposito Mimma Calabro, Segretario Generale della Fisascat-Cisl Sicilia, afferma: “Effettivamente le previsioni di Unioncamere non fanno che confermare quanto la realtà di ogni giorno ci pone di fronte, ossia una crisi generalizzata che sta mettendo in ginocchio non solo specifiche categorie e fasce d’età, ma interi continenti. Dai dati di Unioncamere, comunque, emergono alcune notizie positive, ossia quelle che indicano un’aumentata propensione ad assumere donne e quelle relative ai settori in cui forte è la ricerca di personale.

A proposito di quest’ultimo dato, penso che qualsiasi investimento futuro debba considerare innanzi tutto i giovani, ma non solo rispetto all’inserimento lavorativo, quanto piuttosto a livello di una loro sensibilizzazione già durante i percorsi di studio.

La consapevolezza del funzionamento del mercato del lavoro, la conoscenza dei contratti ed un orientamento scolastico funzionale che permetta ai giovani di interrogarsi sulle proprie attitudini e di sapere in quali settori vi sia maggiore richiesta, sono, a mio parere, ingredienti fondamentali per definire una base solida da cui ripartire.

Occorre, inoltre, ricordare che l’attuale mercato del lavoro, sta vivendo una sorta di aberrazione, in quanto l’enorme fetta di disoccupazione giovanile, è drammaticamente accompagnata dalla disoccupazione di una fascia di cinquantenni, troppo giovani per sperare in una pensione e troppo avanti negli anni per sperare in un agevole reinserimento. Le politiche da perseguire, dunque, non possono essere di mero sostegno al reddito, ma devono essere supportate da attive politiche di investimento da parte delle Istituzioni e di piani industriali seri; occorre, in buona sostanza, che venga costituito un tavolo permanente in cui parti sociali, parti datoriali ed Istituzioni si impegnino, ognuno per la propria parte, al fine di dar avvio a circuiti virtuosi di sviluppo”

Fabio Butera

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