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Orestiadi, Vincenzo Pirrotta mercoledì 23 prima nazionale

Vincenzo Pirrotta, foto ufficio stampa

Mercoledì 23 luglio, per la XXXIIIª edizione delle Orestiadi di Gibellina, promosse dalla Fondazione Orestiadi con la direzione artistica di Claudio Collovà, alle 21,15, al Baglio di Stefano (Gibellina, Tp), in prima nazionale Vincenzo Pirrotta interpreta il Canto IX dell’Odissea “La partenza”, traduzione di Daniele Ventre, edizioni Mesogea, produzione Teatro Stabile di Catania, in collaborazione con associazione culturale Esperidio.

A seguire, ancora Pirrotta interpreterà il Canto XII “Scilla e Cariddi”. Traduzione di Daniele Ventre, Ed. Mesogea, produzione Teatro Stabile di Catania in collaborazione con associazione culturale Esperidio.

Il costo del biglietto intero è di 10 euro, mentre il ridotto (over 65, under 24 e titolari ideanet e PMOcard) è 8 euro. Prevendite a Palermo da Modusvivendi, via Quintino Sella, 79. Per maggiori informazioni chiamare lo 0924.67844 oppure visitare il sito www.fondazioneorestiadi.it.
Ritorno all’isola di Circe, e partenza d’Ulisse. Questi, ammaestrato da Circe, vince il pericolo delle Sirene, schiva le Pietre erranti e passa tra Scilla e Cariddi, non però senza perdita di due dei compagni. Arrivo all’isola Trinacria, cioè alla Sicilia, ove i compagni uccidono i buoi del Sole, e si cibano delle loro carni. Giove fulmina la nave, e tutti muoiono, eccetto Ulisse, che rimane da solo a governare la nave. In tale stato ripassa tra Scilla e Cariddi, salvandosi da quest’ultima con un’arte meravigliosa; e dopo dieci giorni giunge all’isola di Calipso. Una delle etimologie più accreditate per spiegare quale realtà antropologica possa nascondersi davvero dietro il nome di Omero è quella che collega Ho’meros a homou arein “connettere insieme” con riferimento all’attività del rapsodo nei suoi incontri di canto-cuntu-recita al pubblico.

“È dalla suggestione che evoca quel “connettere”- scrive Pirrotta – che è nata la scelta dei canti che leggerò. Si tratta di parte del IX e parte del XII libro dell’odissea in cui la bellezza della poesia omerica, l’avventuroso viaggio, l’ammaliante e fatale “voce” degli dei guardano all’oggi in quella eterna “connessione” che era, è e sarà il compito di ogni aedo, di ogni artista. Gli interrogativi che prendono vita nel mio animo si rinnovano ad ogni lettura, intima o pubblica, del poema: qual è, cosa è, chi è, il gigante, il mostro antropofago che abita la nostra terra, da quale canto delle sirene ci lasciamo conquistare o deviare, da quale cagna latrante ci lasciamo sbranare, quale vorace fame ci spinge a divorare la cosa più sacra? Per ritornare a meditare su tali domande ho scelto di leggere i suddetti canti nella nuovissima traduzione in esametri di Daniele Ventre ed edita da “Mesogea”.

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