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Omicidio Raciti, Speziale e Micale condannati in via definitiva

Speziale. Foto Internet

A quasi sei anni di distanza da quel tragico 2 febbraio 2007 in cui perse la vita l’ispettore capo Filippo Raciti, la Cassazione ha emesso il verdetto definitivo sul tragico episodio avvenuto durante gli scontri nel derby Catania-Palermo, condannando Antonino Speziale ad 8 anni di reclusione per l’omicidio di Raciti e Daniele Micale a 11 anni per il concorso nel delitto e per resistenza a pubblico ufficiale.

Speziale era stato condannato in primo grado a 14 anni, pena ridotta a 8 anni per via della minore età all’epoca dei fatti. Micale dovrà inoltre risarcire i familiari delle vittima con 9.000 euro e dovrà sborsarne altri 4.200 che andranno alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dell’Interno in quanto si sono costituiti parte civile nel processo.

La sentenza conferma in sostanza quanto stabilito in Appello lo scorso dicembre, aprendo le porte del carcere ai due ultras che in serata sono stati arrestati dagli agenti della squadra mobile di Catania per condurli in prigione.
“In Italia non esiste più la giustizia ma la verità sì. E per questo noi lotteremo per farla trionfare”, ha commentato amaramente Giuseppe Lipera, legale di Speziale, riguardo alla sentenza della Cassazione.

L’avvocato insiste invece sulla tesi della fatalità causata da un veicolo delle forze dell’ordine che avrebbe provocato a Raciti le lesioni fatali. “L’autista del Discovery – prosegue Lipera – ha rilasciato per ben due volte dichiarazioni agli inquirenti diverse da quelle pronunciate subito dopo la tragedia. Il mio cliente intende presentare denuncia per falsa testimonianza e sulla base di ciò chiederemo la revisione del processo”.

La vedova Raciti “è ancora profondamente provata per il riacutizzarsi di una ferita che si deve ancora rimarginare”, queste le parole dell’avvocato Enrico Trantino, legale della donna, entrambi presenti all’udienza. “Spero che adesso – dichiara l’avvocato – con questa sentenza definitiva si spengano gli echi e le polemiche e tutto quel rumore molesto che ha offeso ancor di più la memoria di Filippo Raciti.

Una condanna non può mai generare felicità ma è un atto di giustizia che stabilisce la verità dei fatti. E se non può restituire la vita ad un figlio, un padre, un marito – conclude – può dar senso al sacrificio dell’ispettore che ha tentato di riportare l’ordine in quella che doveva essere una giornata di festa e non di guerriglia”.

Marco Cirincione

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