Spazio Libero

Noi cittadini davanti l’insostenibile leggerezza di una politica che non sa dare risposte!

Giuseppe Valenti

Le crisi che coinvolgono molteplici aspetti della nostra terra, dal problema gravissimo dei rifiuti alla corruzione che ha radici radicate nel costume sociale,  fanno emergere una realtà quasi ingovernabile.

In parte da addebitare alla mancanza di unità politica, alle scelte che non hanno un programma costruttivo e di lunga durata, nonché alla incapacità di emanare misure accoglienti per la componente imprenditoriale della nostra società.

Camminare per la nostra città è sempre più triste, incontri facce non sorridenti, umori torvi, sguardi di chi non è più capace di vedere un futuro luminoso.

Da anni parliamo di produrre una politica che ridia fiducia alla gente, ma ciò che ci faceva paura, che mortificava la ricerca della fiducia per il nostro futuro, oggi è peggiorato. Oggi sempre di più ci si trascina dentro questi pensieri negativi, sempre più incapaci di indignarci.

Palermitani sempre più poveri di speranze, di fiducia, di ottimismo.

Basta girare per una Palermo sempre più spenta, con un negozio che chiude ogni giorno, per una Palermo sempre meno attenta al sociale per capire che economia, politica e istituzioni sono sempre più lontano dalla vita reale dei cittadini alle prese con il bisogno di sbarcare il lunario.

Un sistema produttivo ai minimi storici messo in ginocchio dal crollo dei consumi, dalla paura della gente di investire, dal non sentirsi un governo vicino che al contrario ci fa sentire solo come un limone da spremere.

Guardiamo con distacco il governo nazionale, aspettiamo una ricetta ma sopratutto fatti; il Senato, la giustizia, sono argomenti importanti ma i cittadini, gli operai, gli imprenditori, gli  artigiani, i pensionati si aspettano ben altro.

Si aspettano una pressione fiscale meno mortificante, agevolazioni non di facciata e tasse che non crescano continuamente ma che abbiano un riscontro nel miglioramento dei beni comuni, lavoro.

Già… il governo nazionale, il governo regionale, il governo cittadino!

Da tutti ci aspettiamo fatti, ma il tempo passa inesorabile e ogni giorno il cittadino da tutte queste istituzioni riceve solo bugie, rapine fiscali, diseducazione culturale, nessun fatto concreto e distacco.

Ma la fiducia purtroppo può nascere proprio solo dal lavoro del nostro governo nazionale, dal lavoro del governo regionale come da quello cittadino, dunque?

Quale aspettativa ci possiamo riservare per convincerci a partecipare alla riconquista della fiducia perduta?

Rimane, nonostante tutto, il pensiero di fondo che non bisogna isolarsi.

Ogni cittadino di buona volontà partecipi a qualunque iniziativa che possa portare ad un vero cambiamento della classe dirigente, abbiamo bisogno di politici che parlino con lealtà, verità, che sappiano avere il coraggio di rompere con tutto ciò che sia corruzione, interessi personali e sopratutto avere il coraggio di mettere veramente al centro il bene comune.

Continuiamo a non arrenderci ed a partecipare, mentre guardiamo ciò che succede a Roma e in Regione, sbracciamoci per la nostra città, ci meritiamo una politica cittadina  diversa, con chi guida la nostra città capace di stare in mezzo alla gente, tra le strade piene di buche, accanto ai negozianti che stanno per chiudere, tra i rifiuti che non trovano soluzioni, nelle scuole fatiscenti, coscienti che la qualità della vita delle persone non deve essere sporcata dalla paura di sentirsi soli.

Noi parteciperemo a iniziative sociali e politiche costruttive, con più esperienza di quanto non abbiamo fatto negli anni passati e spero che saremo sempre in tanti, perché lasciarsi andare sarebbe come morire ed ognuno di noi è invece un bene prezioso.

Quel poco o pochissimo che potremo fare è facile che si sommi al poco di tantissimi altri, un contagio vitale necessario per ritrovare la fiducia smarrita.

Togliere il paese dalle mani dei soliti noti per avere aria nuova, non deve essere solo uno slogan del nostro Matteo Renzi, e chi lo rappresenta nelle varie regioni non può fare scelte che non siano in sintonia.

Giuseppe Valenti

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