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“No all’esternalizzazione”, il presidio dei sindacati bancari oggi in via Magliocco.

(di massimo brizzi) Oggi il presidio in via Magliocco, sono le sigle sindacali territoriali di Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin, a manifestare dissenso verso le scelte del gruppo Unicredit per la cessione di attività e lavoratori , in solidarietà dei dipendenti Ubis (Unicredit business integrated solution), oggi in sciopero.

Una parte del gruppo sarà ceduta a una interbancaria, la Sia, società partecipata della Cassa depositi e prestiti.

“ Siamo assolutamente contrari alla politica di esternalizzazioni- ha esordito Elia Randazzo, Fisac Cgil- una strategia portata avanti da anni da Unicredit con finalità di recuperare liquidità sottraendo attività con alto reddito”

“ Rileviamo che questa ennesima esternalizzazione messa in atto da Unicredit non sia finalizzata, il nuovo amministratore delegato di Unicredit Jean Pierre Muster ha affermato che vi è in atto lo studio mirato a 46 nuovi progetti di esternalizzazione- ha aggiunto Carmelo Raffa, coordinatore regionale Fabi- l’attenzione e la preoccupazione del sindacato riguardo i lavoratori coinvolti nei processi di esternalizzazione è alta e facciamo notare al nuovo amministratore delegato che non è questa la soluzione per il rilancio dell’azienda”.

“Persi migliaia di posti di lavoro in Sicilia- ha incalzato Giuseppe Gargano segretario generale Uilca Palermo-chiuse decine e decine di sportelli, non possiamo più permetterci di rischiare che nell’isolafoto di massimo brizzi ed in città si possano perdere altri posti di lavoro che peraltro determinerebbe un ulteriore allontanamento di Unicredit dal territorio con gravi danni per l’economia di famiglie ed imprese”.

“E’ lo stesso management che qualche hanno fa ci rassicurava sul fatto che i lavoratori ceduti a società di servizi, nell’ambito di innumerevoli riorganizzazioni, sarebbero comunque rimasti all’interno dei gruppi bancari e che quelle cessioni sarebbero servite a specializzare meglio le professionalità. Evitiamo che la Sicilia diventi terra di “precarizzazione” lavorativa dove confinare e mascherare le tensioni occupazionali delle banche”, ha concluso Antonio Li Causi, segreteria regionale Unisin.

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