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News dal Mondo: Pamela e il fisco, marijuana libera e Cui Jian

Pamela Anderson, foto internet

Problemi col fisco statunitense per la prorompente ex bagnina di Baywatch, Pamela Anderson, che ha gli ispettori delle tasse alle costole per un debito erariale di 370 mila dollari. Per quanto riguarda le tasse nazionali, l’attrice 45enne ne deve 259mila all’Irs, l’agenzia delle entrate a stelle e strisce, mentre allo Stato della Californa, dove risiede, mancano all’appello 112mila dollari.

Non è la prima volta, ricorda il tabloid britannico The Sun, che la bionda (tinta) di origini metà canadesi e metà russe si distingue per “dimenticanze” legate alla propria dichiarazione dei redditi: nel 2009 dovette versare 1 milione e 700 mila dollari per colmare l’ammanco, contrattempo che le ha fatto meritare l’ingresso nella Top 500 Delinquent Tax Payers californiani. Sicuramente niente a che fare con il secondo posto nella classifica delle persone più sexy del mondo negli anni ’90, stilata tre anni fa.

Rimaniamo negli States, perché dopo le consultazioni di novembre tramite referendum, adesso è ufficiale: sia in Colorado sia a Washington l’utilizzo della marijuana sarà totalmente legale. Non solo per scopi terapeutici, come è già previsto in molti stati del grande paese nordamericano.

Con l’approvazione definitiva dell’Emendamento 64, infatti, dopo Washington anche nelle Montagne Rocciose non ci saranno più problemi ad acquistare e consumare cannabis, purché si abbiano più di 21 anni. Come alcool e tabacco, la “maria” verrà tassata e si sono stimati introiti davvero interessanti: dai 5 ai 22 milioni di dollari.

John Hickenlooper, governatore del Colorado, è stato sempre contrario, ma non si opporrà più: “La gente ha deciso, rispetto il volere dell’elettorato”.

Chiudiamo la rubrica con le news più curiose dall’estero con un omaggio al Vasco Rossi dell’Estremo Oriente, ovvero il rocker cinese Cui Jian, 51 anni, da 28 sulla cresta dell’onda per quanto riguarda la scena musicale della Repubblica Popolare. Da quelle parti viene chiamato “Vecchio Cui”, ma anche rispettosamente “Il Padrino”, in quanto è considerato il primo a scrivere e interpretare pezzi rock in Cina. Nel 1989 scrisse “Nothing to My Name”, un pezzo che appoggiava la protesta studentesca e faceva quasi da colonna sonora alla famigerata manifestazione in piazza Tienanmen. Per questo e per successive espressioni di dissenso verso il governo centrale mostrate durante i concerti, Cui Jian ha sempre dovuto convivere con improvvise sospensioni del tour e altri tentativi di ostacolarne la carriera.

Che adesso potrebbe vivere una svolta: il rocker ha deciso di fondare una società di sicurezza, per svolgere un lavoro che ritiene fondamentale, come quello delle bodyguard durante i concerti.

Valerio Valeri

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