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Nello Musumeci, il cavallo di razza della destra autonomista

Nello Musumeci (foto Internet)

Sebastiano Musumeci detto Nello da quando entrò a 15 anni nella Giovane Italia è sempre stato a destra: prima nell’Msi, poi con An e infine con la Destra di Storace. Un fascista direbbe qualche suo avversario, ma Nello Musumeci della rudezza dello squadrista non ha niente. Musumeci è un signore distinto e ordinato come il suo pizzetto, di un portamento naturalmente elegante che lo fa sembrare un personaggio di una Catania che non c’è più. Anche la sua oratoria, dotta e carica di pathos, lo fa sembrare un politico di altri tempi. E forse è per questo che la gente lo ha sempre premiato, pur non avendo mai letto nemmeno una riga della biografia dell’ambasciatore della Rsi a Berlino Filippo Anfuso curata da Musumeci.

L’exploit elettorale di Musumeci risale al 1994 quando con il solo sostegno dell’Msi espugnò al ballottaggio il feudo scudocrociato catanese divenendo Presidente della Provincia e raccogliendo inaspettatamente anche i voti della sinistra esclusa dal secondo turno. Da allora è uno dei ras delle preferenze della provincia di Catania, l’unico capace di tenere testa a Raffaele Lombardo da Grammichele. Amministratore amatissimo, anche secondo le statistiche, Musumeci è stato per anni una delle punte di diamante di An e del centrodestra siciliano eppure il rapporto con il suo partito e la coalizione berlusconiana non è stato sempre semplice.

I rapporti iniziarono a deteriorarsi nel 2004 quando Musumeci con le sue 117.000 preferenze arriva a Strasburgo al Parlamento europeo si attirò invidie e odi dei colonnelli finiani che senza troppa gratitudine lo isolarono. Il Presidente della Provincia ormai inviso anche a Fini lasciò Alleanza Nazionale e fonda Alleanza siciliana, un movimento autonomista di destra a carattere regionale, e sempre all’interno del centrodestra comincia a giocare di sponda con Raffaele Lombardo, suo successore alla presidenza della provincia etnea , che proprio nello stesso periodo lasciava l’Udc per dare vita al suo Movimento per l’Autonomia. Lombardo e Musumeci presto divennero determinanti per il centrodestra tanto da riuscire a salvare la rielezione dell’impopolare sindaco berlusconiano di Catania Umberto Scapagnini.

Tuttavia il centrodestra fu sempre piuttosto avaro con Musumeci a cui preferì sempre i democristiani Cuffaro e Lombardo per la Presidenza della Regione. Musumeci inizia così la sua battaglia personale contro il centrodestra a trazione democristiana e così nel 2006 si candida a Palazzo d’Orleans contro Totò Cuffaro, sostenuto da tutto il centrodestra, raccogliendo però solo il 5,3% dei consensi. Altro schiaffo dal centrodestra arriverà nel 2008 quando il suo ex compagno di partito Raffaele Stancanelli viene preferito per la corsa a sindaco di Catania. Musumeci tenta ugualmente la corsa in solitaria per Palazzo degli elefanti ma viene sconfitto da Stancanelli che vince al primo turno. Unica magra consolazione per Musumeci quella di surclassare il candidato di centrosinistra Giovanni Burtone e di essere il consigliere comunale più votato. Il riavvicinamento di Nello Musumeci alla coalizione berlusconiana avviene con l’entrata de La Destra, partito fondato insieme a Francesco Storace, nell’orbita del Cavaliere che premierà la fedeltà della nuova formazione nominando il 15 aprile 2011 Musumeci sottosegretario al Ministero del Lavoro.

Il resto è storia di questi giorni: nella rovente estate del 2012 il suo nome pian piano si fa strada tra gli innumerevoli candidati del centrodestra siciliano, ma ancora una volta gioca in suo favore la stella autonomista e le antiche simpatie del suo alter ego catanese Raffaele Lombardo. Riuscirà questa volta Musumeci a trovare il consenso di chi gli ha sempre preferito altri?

Adriano Frinchi

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4 commenti

  1. Caro Adriano,
    Proprio per le caratteristiche dell’uomo e del politico che hai ben descritto, appare sinceramente surreale l’ipotesi che egli si presti a logiche e tatticismi di una pessima classe politica che ha definitivamente distrutto la Sicilia, a meno che anche Musumeci abbia deciso di buttare alle ortiche oltre un ventennio di una buona politica che lo ha reso oggettivamente diverso dallo squallore di cui oggi dovrebbe essere il rappresentante.
    Comprendo che il fine giustifica i mezzi e che pecunia non olet, ma credo anche che la Sicilia abbia realmente bisogno di un grande sussulto di dignità che la sottragga dal rischio certo di ricadere nel più bieco oscurantismo di una pessima politica autoreferenziale che ha come unico obiettivo il mantenimento delle sue “robuste” rendite, visibili e non.

  2. La Sicilia ha bisogno, innanzitutto, di un Presidente che scuota innanzitutto i Siciliani, che sono vittime di quell’atteggiamento, prudenziale fino all’immobilismo, di chi, pur avendone la possibilità, preferisce crogiolarsi nella carica che occupa o nelle ricchezze che possiede, senza traumi, senza rischi, senza portare avanti o approntare e concretizzare idee progettuali o intraprendere un’attività produttiva ed economica. Dobbiamo sfatare quell’andazzo che porta ognuno di noi a ripetrci. Ca a mia cu mi cci porta?…U picca m’abbasta e u ssai m’assuperchia…Aiu i soddi manzi e i fazzu addivintari sarbaggi?…
    Dopo al Futuro Presidente della Regione Siciliana, qualunque sia il suo nome, mi sento di ricordare: l’Autonomia Siciliana, lo Statuto Siciliano sono stati, fino ad oggi, disapplicati. Noi vogliamo che il neo Governatore della Sicilia si batta per mettere “FINE” a questa illegalità, che si protrae da 60 anni. Vogliamo: l’Alta Corte; le norme attuative dello Statuto; l´ordinamento tributario autonomo; l’applicazione del principio di territorialità nell’attribuzione del gettito tributario; la devoluzione del demanio e del patrimonio dello Stato alla Regione ed ai suoi Enti locali; la determinazione certa del Fondo di Solidarietà Nazionale per la programmazione di piani di investimento infrastrutturale; la compartecipazione della Sicilia alla gestione della politica valutaria e, implicitamente, monetaria; la sezione siciliana della Corte di Cassazione; l’abolizione delle Prefetture, la compartecipazione alla formazione degli atti comunitari europei su materie di nostra competenza; ecc… ecc…In sostanza, noi vogliamo tutti quei DIRITTI che lo STATUTO SICILIANO ci consente e ci attribuisce.

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