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Napolitano ha giurato: “Partiti sordi e sterili, ora intese”

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Giorgio Napolitano e’ il XII Presidente della Repubblica italiana. Con la voce rotta dall’emozione, il Capo dello Stato ha giurato per il suo secondo mandato, leggendo la formula di rito: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e rispettarne la Costituzione”.

Ecco il testo integrale del discorso

I Grandi Elettori lo hanno accolto in piedi, tributandogli un lungo applauso: “Il vostro applauso – ha pero’ sottolineato il Capo dello Stato – non induca ad alcuna autoindulgenza”. Napolitano ha ringraziato per il “largo suffragio” con cui e’ stato eletto, ma ha subito ammonito le forze politiche: “Ho il dovere di essere franco: se mi trovero’ di nuovo dinanzi a sordita’ come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esitero’ a trarne le conseguenze dinanzi al paese”. Secondo Napolitano “non si puo’ piu’, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la societa’ italiana.

Tutte le forze politiche si prendano con realismo le loro responsabilita’: era questa la posta implicita dell’appello rivoltomi due giorni or sono”.

Quanto alla formazione del nuovo governo, Napolitano ha sottolineato che “a 56 giorni dalle elezioni del 24-25 febbraio – dopo che ci si e’ dovuti dedicare all’elezione del Capo dello Stato – si deve senza indugio procedere alla formazione dell’Esecutivo”, e “lavorare in Parlamento sui problemi scottanti del Paese non e’ possibile se non nel confronto con un governo come interlocutore essenziale sia della maggioranza sia dell’opposizione”. Il governo quindi deve “avere la maggioranza in ambedue le Camere”. “Qualunque prospettiva si sia presentata agli elettori, o qualunque patto – se si preferisce questa espressione – si sia stretto con i propri elettori, non si possono non fare i conti con i risultati complessivi delle elezioni. Essi indicano tassativamente la necessita’ di intese tra forze diverse per far nascere e per far vivere un governo oggi in Italia, non trascurando, su un altro piano, la esigenza di intese piu’ ampie, e cioe’ anche tra maggioranza e opposizione, per dare soluzioni condivise a problemi di comune responsabilita’ istituzionale”.

E il fatto che “in Italia si sia diffusa una sorta di orrore per ogni ipotesi di intese, alleanze, mediazioni, convergenze tra forze politiche diverse, e’ – secondo Napolitano – segno di una regressione, di un diffondersi dell’idea che si possa fare politica senza conoscere o riconoscere le complesse problematiche del governare la cosa pubblica e le implicazioni che ne discendono in termini, appunto, di mediazioni, intese, alleanze politiche”. Quanto alla suo secondo settennato sul Colle piu’ alto, Napolitano ha spiegato: “Mi accingo al mio secondo mandato, senza illusioni e tanto meno pretese di amplificazione “salvifica” delle mie funzioni; esercitero’ piuttosto con accresciuto senso del limite, oltre che con immutata imparzialita’, quelle che la Costituzione mi attribuisce. E lo faro’ fino a quando la situazione del paese e delle istituzioni me lo suggerira’ e comunque le forze me lo consentiranno”.

Il Capo dello Stato ha “apprezzato l’impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta: quella e’ la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento”. Ai partiti, Napolitano ha ricordato che “non c’e’ partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del “metodo democratico”.

Al termine del suo intervento di insediamento, l’Aula di Montecitorio gli ha tributato una standing ovation bipartisan.
In piedi nell’Aula anche gli eletti del Movimento 5 Stelle ma senza applaudire. “Contegno istituzionale – hanno spiegato alcuni deputati M5S – ma non applauso”. (AGI)

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