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Music-hall con Christian de Sica al teatro al Massimo

Christian De Sica Cinecitta_foto di Angelo Redaelli

Dal 20 marzo al 29 il palcoscenico del teatro al Massimo sarà calcato da un genuino performers del teatro di rivista. Christian conosce bene le modalità dello spettacolo brillante essendo versatile nello specifico segmento teatrale come cantante, ballerino, fantasista.

Abile e sempre elegante, eleganza che ricordiamo possedeva il padre Vittorio trasmessa nei cromosomi al figlio che si rivela essere il corretto prosecutore delle arti sceniche assorbite dal padre sin dalla infanzia. Nota la frase di De Sica padre che urlava al figlio “Cristian ricorda: un velo di grigio sulle palpebre” come a dire che tutto poteva trascurare tranne il trucco per apparire un po’ Fane alla scettico blu allora splendidamente rappresentato da Alberto Sordi  nel suo Gastone.

Paillettes, lustrini, comico di spalla, cantante di giacca, 24 gambe 24 (le ballerine) soubrette e soubrettine e l’orchestra  portante per attaccare sulle note di parlami d’amore Mariu’ o di Donna lanciata dal quartetto cetra.

Lo spettacolo Cinecittà che Christian porta con la sua compagnia sulle scene a Palermo circuita da dicembre 2014 e chiuderà la tournée il prossimo aprile. Arte musica danza in Cinecittà con tali escamotage si rivivranno le belle epopee cinematografiche come una lunga carrellata dagli anni 50 e sicuramente un omaggio al papà  e alla mamma Maria Mercader che grande ruolo ebbe nella vita di Vittorio.

Con Cinecittà Christian vuole evocare un luogo simbolo e mitico che ha fatto sognare e continua a farlo malgrado l’evaporarsi  dello stesso. Spettacolo della memoria che riconduce a Roma nel momento di massimo splendore dove si aggiravano il re Faruk, Ava Gardner, Marisa Allasio, la giovanissima Patty Pravo che vivevano il naturale spazio scenico di via Veneto del Piper del club 84, della rupe tarpea dove si esibivano Peppino di Capri e il mitico Fred Buscaglione.

Christian ha pasteggiato con questi ricordi indirettamente  ma anche direttamente data la sua adeguata eta’ non sempre riconducibile ai sapori di sale.

Chi scrive ha visto e vissuto tale clima romano e ne dice con lo spirito un po’ perso dell’inguaribile romantico e anche con un pizzico di nostalgia.

Paolo Santoro 

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