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Le dimissioni di Monti e le riforme a rischio

Mario Monti (foto internet)

Ore decisive per il governo tecnico italiano. Mario Monti è stato abbastanza chiaro con Napolitano, annunciando le dimissioni. Una delle cause di questa immediata decisione è la sfiducia del Pdl al governo.

Angelino Alfano, segretario di partito, ha commentato l’anno appena conclusosi come assolutamente negativo dal punto di vista economico. Insomma, le riforme e le idee del nostro premier non sono piaciute all’opposizione, ma c’è chi, come Fini, ritiene che le dimissioni siano segno di grande responsabilità istituzionale.

Anche le borse sono spaventate dall’annuncio del premier e lo spread è gia arrivato a quota 360. “La decisione di Monti di rassegnare le dimissioni da primo ministro è destinata a innervosire i mercati dopo un periodo di stabilità e una rinnovata fiducia verso il Paese” ha dichiarato il Financial Times.

La tempesta di cui parla l’Herald Tribune è completamente attribuita al ritorno del Cavaliere che ritiene di essere un “conductator fuoriclasse”.
I tredici mesi che stanno per ultimarsi sono stati indelebilmente segnati da una “serie impressionante di riforme“, come sottolinea il Presidente della Repubblica. “Se cambiassimo rotta adesso, a che pro sacrifici, tasse e riforme? Gli italiani si rendono ben conto che tali scelte avevano uno scopo preciso, quello di salvare il ruolo dell’Italia nell’Europa della moneta unica” ha precisato Napolitano.

Già all’inizio del governo Monti si era deciso di redigere una sorta di agenda sulle riforme da varare e la manovra ” Salva Italia” ha avuto un po’ questo ruolo. Uno dei punti approvati a ottobre dal governo, ma che adesso rischia il flop, è quello che riguarda il riassetto delle Province. Gli enti, che diventerebbero 51, rischiano di non subire alcun cambiamento nel 2013 provocando un danno finanziario ed economico.

Risale a un anno fa il primo decreto emanato dal governo Monti, quello sulle semplificazioni, che ha portato a oltre 8 miliardi i risparmi già ricavati. Dal primo gennaio 2013 sarà valida la riforma pensioni, frutto della Fornero, grazie alla quale gli uomini potranno lasciare il lavoro dopo i 66 anni e tre mesi e le donne generalmente dopo i 62 anni e tre mesi.

Ciò che terrorizza il paese sono le riforme che rischiano di rimanere incompiute con la fine della legislatura. Il decreto sull’Ilva, alcune norme del lavoro, il taglio delle province, la riforma della legge elettorale e la delega fiscale paventano l’insuccesso. Ma le dimissioni di Mario Monti saranno tali solo dopo il successo della legge di stabilità, che trasformerà la legge finanziaria in un decreto omnibus. Il provvedimento risolverà la situazione di 260 mila precari della pubblica amministrazione con i contratti a breve termine, sovvenzionerà gli ammortizzatori sociali e trasferirà l’Imu ai comuni.

Il 10 marzo, dunque, gli italiani andranno al voto con il solito Porcellum, che sembra più vivo che mai.

Federica Raccuglia

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Federica Raccuglia

Ho 22 anni, sono fieramente palermitana, attualmente in terra romana. Sono laureata in "Giornalismo per uffici stampa" e attualmente frequento il corso magistrale in "Editoria e comunicazione" presso Tor Vergata (Roma). Collaboro dal 2010 con quotidiani sia online che cartacei, tra cui il Giornale di Sicilia e Il Moderatore.it. Sogno di diventare una giornalista.

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