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Modello Sicilia. A Roma sarà ugualmente efficace?

Bersani e Crocetta (foto internet)

“Siamo arrivati primi, ma non abbiamo vinto”. Bersani prende atto della palese instabilità del Parlamento, ma chiude ogni porta al Pdl (qualora queste porte fossero mai state aperte, ha sottolineato Angelino Alfano rivestendo fin da subito il ruolo di leader dell’opposizione).

L’unica soluzione prospettata da Bersani, ma anche l’unica numericamente efficace, è una collaborazione con il Movimento 5 Stelle e allora entra in campo il governatore siciliano  Rosario Crocetta rivendicando, giustamente, la paternità del modello auspicato dal centrosinistra.

Il modello è proprio quello siciliano dove un governo, che non gode della piena maggioranza in assemblea regionale, beneficia dei voti dei 15 deputati grillini eletti all’Ars  ogni qual volta vengano portate in aula proposte attinenti e confacenti al programma del Movimento di Beppe Grillo, come è avvenuto per il Dpef e la mozione sul no al Muos.

Il comico genovese non ha palesemente lodato il discorso di Bersani, ma intervistato da La7 nello Speciale elezioni ha dichiarato che “il modello Sicilia è meraviglioso“.

Il portavoce siciliano del Movimento, Giancarlo Cancelleri, in un’intervista al quotidiano LiveSicilia ha spiegato “Non bisogna stare dentro un governo per cambiare le cose. Anzi, il nostro compito è quello di spingere, costringere chi governa a fare le cose per bene. E grazie a questo atteggiamento, stiamo in effetti cambiando la politica in Italia e in Sicilia”.

“Il modello Sicilia –  sottolinea – è esportabile anche in Parlamento, ne sono convinto. Ma si deve trattare di proposte serie da parte di chi governa”.

Qualcuno potrebbe individuare in questa anomala maggioranza cangiante un barlume della vecchia tattica del trasformismo, ma l’accusa appare a nostro avviso ingiustificata considerato che i deputati del M5S hanno sempre escluso una loro partecipazione al governo regionale di Crocetta e che, fino a oggi, la logica che ha determinato il sostegno ai provvedimenti regionali è parsa essere dettata unicamente dal perseguimento dei punti del programma del Movimento.

Siamo per lungo tempo stati avvezzi alla politica del do ut des e l’idea potrebbe puzzare un poco di preludio al nuovo declino, ma l’entusiasmo e la genuinità di questi giovani nuovi politici e i buoni risultati ottenuti in Assemblea Regionale meritano rispetto e fiducia.

Però esiste un piccolo intoppo all’auspicio di Bersani. Il modello Sicilia può essere un buon esempio, ma l’elezione diretta del governatore siciliano esclude il passaggio della fiducia in Assemblea. Passaggio, invece, necessario e determinante per il governo nazionale. I grillini sembrerebbero ben disposti a concedere il loro voto alle proposte parlamentari in linea con il programma del M5S. Ma saranno disposti a concedere la fiducia al governo Bersani?

Gli esperti hanno fatto i conti. Se i 54 senatori del Movimento 5 stelle abbandonassero l’aula al momento del voto si abbasserebbe il quorum e la coalizione di centrosinistra potrebbe ottenere la maggioranza. Questa tattica, però, non dovrebbe essere seguita contemporaneamente dalla coalizione di centrodestra, perché se anche loro abbandonassero l’aula verrebbe a mancare il numero legale.

E allora? Pare proprio che Grillo dopo aver parlato alle piazze sarà prima o poi costretto a parlare anche con Bersani. 

Valentina D’Anna 

 

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Un Commento

  1. Il senatore siciliano di Grande Sud Mario Ferrara, in una nota afferma:“Se Grillo apre al ‘modello Sicilia’ allora vuol dire che ha già in mente di votare la fiducia al governo Bersani. Non esistono altre strade percorribili”.
    “Prima di poter condizionare l’esecutivo – spiega Ferrara – il M5S dovrà, con almeno il voto di fiducia al Senato, mettere nelle condizioni il governo di poter operare. La Costituzione è chiara. Ogni altra ipotesi – conclude – è solo fantapolitica”.

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