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Microchip sottocute, la marchiatura dell’essere umano

Microchip. Foto Internet

Addio “vecchie” carte magnetiche che contenevano i nostri dati personali. Ormai la tendenza è quella di puntare sulla tecnologia RFID Radio Frequency IDentification – o identificazione a radio frequenze. Questa tecnologia si basa sulla capacità di memorizzare dati da parte di particolari dispositivi elettronici e inviarli a distanza tramite radiofrequenze a lettori, che sono anche scrittori. Possono essere, in un certo senso, assimilabili ai sistemi di lettura e/o scrittura senza fili utilizzati in numerose applicazioni.

I favorevoli a questa tecnologia sostengono che sarebbe un’evoluzione dei dispositivi magnetici o dei codici a barre con diversi vantaggi legati alla non necessità di essere a contatto o resi visibili per la lettura, sull’alta velocità di lettura, ecc.

I contrari, invece, puntano il dito su un grosso problema, ossia, la violazione della privacy, in quanto la gran mole di dati accumulati potrebbe essere oggetto di furti e abusi potendo arrivare a controllare gli spostamenti, le abitudini e influenzare l’emotività e la capacità di scelta degli individui.

Se già questo dovrebbe farci allarmare, che reazione dovrebbe scatenarci l’idea che il supporto dove inserire questi microchip potremmo essere noi stessi?

Penserete che sia fantascienza e, invece, è realtà. Già nel 2003, in Messico, migliaia di cittadini, manipolati dalla propaganda pubblicitaria, si sono sottoposti all’impianto del microprocessore  “Verichip“ – prodotto in Florida dalla società “Applied Digital Solution” – per monitorare le proprie condizioni di salute e avere garantita la rintracciabilità in caso di rapimenti.

Nel 2004, dopo le sperimentazioni in Messico, negli Stati Uniti, la Food and Drug administration – l’ente federale che si occupa del controllo di alimenti, farmaci e attrezzature mediche – ha dato il via libera alla vendita dei microprocessori VeriChip e al loro impiego in campo medico.

All’inizio del 2012, in Inghilterra, a seguito di un’indagine che ha messo in evidenza l’elevata attività sessuale degli adolescenti, diversi istituti scolastici di Southampton, su indicazione del Governo di David Cameron, hanno deciso di inserire, a studentesse tredicenni, dei microchip sottopelle con la funzione contraccettiva, della durata di tre anni e sostituibili, nella parte superiore del braccio. Come se non bastasse, l’operazione è avvenuta allo scuro dei genitori, facendo semplicemente firmare alle adolescenti un certificato sulla propria situazione sanitaria.

Al momento non si hanno novità sullo sviluppo delle sperimentazioni e dell’utilizzo dei microchip nei vari Paesi del mondo. A riguardo, su internet si trovano molte notizie, ma di difficile conferma o smentita. Nel dubbio preferiamo attenerci ai fatti certi sopra descritti.

Marcello Russo

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