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Michele Misseri: controesame ricco di lapsus e contraddizioni

Michele Misseri, foto internet

La situazione si complica sempre di più nel caso Scazzi, tra testimoni che ritrattano le loro passate dichiarazioni, testimonianze di colpevolezza e lapsus vari. Esattamente a distanza di 48 ore dalla precedente udienza dedicata all’esame di altri testimoni della difesa, fra cui la psicologa Dora Chiloiro che ha fatto dietro front spiegando di non aver raccolto gli sfoghi di Misseri che si autoaccusava del delitto, oggi riprende il controesame di Michele Misseri.

Dopo la scorsa udienza ovviamente le carte in tavola sono notevolmente cambiate, la psicologa ha ritrattato le sue dichiarazioni, sostenendo di aver fatto confusione fra gli incontri di staff e i colloqui col detenuto e, oltre ad essere indagata per falsa testimonianza, ha concesso all’accusa molti spunti nonostante fosse una testimone della difesa. La 33ª udienza è stata molto lunga e complicata, si è basata esclusivamente sul controesame del contadino di Avetrana da parte dell’accusa, ovvero del pm Mariano Buccoliero e del procuratore aggiunto Pietro Argentino.

Michele Misseri ha parlato tranquillamente e prima che gli venisse fatta qualunque domanda, mentre il pm Buccoliero cercava tra i verbali, ha preso dalla tasca della sua giacca una corda e si è alzato per mimare qualcosa. Il presidente Rina Trunfio ha detto al teste che non poteva parlare a ruota libera dal momento che si trattava di un controesame e non di dichiarazioni spontanee. Misseri si è allora seduto di nuovo e ha ripreso a rispondere alle domande dell’accusa.

Il contadino di Avetrana ha ribadito di essere l’unico autore dell’omicidio ed ha nuovamente spiegato come sarebbero andati i fatti. Si è parlato dell’avvicinamento al garage della giovane Sarah, dello strangolamento con la corda, dell’occultamento del suo cadavere e del ritrovamento del telefono cellulare che è risultato fondamentale per gli arresti di Cosima e Sabrina. I pubblici ministeri hanno rivolto molte domande al contadino che si è contraddetto più volte, in particolare riguardo al suo memoriale.

Ad esempio, nell’interrogatorio reso tra il 6 e il 7 ottobre 2010, Misseri ammise di aver ucciso Sarah e di essersi occupato subito di gettare in un cassonetto le scarpe infradito che indossava la vittima insieme alla corda utilizzata per il delitto. Nel memoriale, invece, afferma che le scarpe e la corda erano rimaste nel garage e che successivamente le aveva recuperate, precisamente quando era tornato per prendere le cassette per andare a raccogliere i fagiolini in un campo vicino alla sua abitazione insieme al cognato. L’uomo in alcuni interrogatori parla anche del fatto di aver rimesso le scarpe alla ragazza in campagna quando l’aveva rivestita. Riguardo a queste dichiarazioni, il teste ha detto: “Ho sbagliato a scrivere nel memoriale di aver messo le scarpe nello zaino”.

Inoltre spesso il contadino si è sbagliato e ha parlato al plurale, nonostante sostenga di essere l’unico colpevole. Ha dichiarato: “Ho preso i vestiti di Sarah dopo aver gettato il cadavere nel pozzo quando ce ne siamo andati”. Durante l’udienza c’è stato spazio anche per parlare della telefonata del 26 agosto tra Michele Misseri e il fratello Carmine. Misseri che si trovava in campagna nella zona del pozzo, chiese a Carmine di mentire con sua moglie, se Cosima avesse chiesto di lui bisognava dire che era andato in campagna a controllare che i cavalli non scappassero. Il controesame è terminato con le scuse del contadino: “Io volevo chiedere perdono a tutti, anche alla mamma di Sarah. Dopotutto ha perso una figlia. Io non ho avuto mai niente contro di lei. Lei e’ convinta che sono state mia figlia e mia moglie”. Ovviamente si attendono le svolte nel processo.

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