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Miccichè: “Sono siciliano, portatore sano di idee e progetti”

Gianfranco Miccichè
Gianfranco Miccichè

Nell’ultimo post sul blog personale, Gianfranco Miccichè, candidato alla Presidenza della Regione siciliana, commenta:”Con interesse, ieri sera, ho incontrato nella stupenda cornice di Cefalù tutti gli altri candidati alla Presidenza della Regione. Un momento di confronto che, di certo, ha marcato differenze sostanziali ma al contempo ha dimostrato che tutti siamo sulla stessa barca: la Sicilia. Una barca che va risanata e riportata sulla giusta rotta”.

“La Sicilia è la terra che io amo. Profondamente. Il mio sogno – aggiunge Miccichè – è che diventi un modello positivo per il resto dell’Italia.
Questo è possibile, a patto di rendere i siciliani liberi e dotati dei giusti strumenti per essere pienamente fautori del proprio destino”.

Miccichè sottolinea che “La strada intrapresa è quella giusta, così come i compagni di viaggio. La strumentalità di certi sondaggi mi lascia assolutamente sereno. Saranno i siciliani a decidere in assoluta autonomia, con il loro voto, chi li dovrà ascoltare, rappresentare e guidare nel difficile compito che ci aspetta. La Sicilia dovrà scegliere tra chi porta idee, progetti e soluzioni, o tra chi vuole primeggiare nell’inutile corsa al ‘populismo del luogo comune’. Sia chiaro – conclude il candidato alla Presidenza della Regione siciliana -, io sono portatore sano di idee, progetti e soluzioni. Ho fiducia nelle lungimiranza dei miei conterranei, perché sono uno di loro. Sono un siciliano”.

Comunicato Stampa

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  1. La SICILIA DIMENTICATA DAL GOVERNO NAZIONALE. Verità sacrosanta, ed impegno categorico di GIANFRANCO MICCICHE’: Prima richiesta al Governo Nazionale: “DATECI LE RISORSE PREVISTE DALLO STATUTO E NON VOGLIAMO PIÙ NULLA DALL’ITALIA.” La Sicilia, grazie a Dio, è ricca: abbiamo le raffinerie di petrolio che producono più del 40% dei carburanti che si consumano in Italia, siamo il granaio d’Italia, come lo eravamo ai tempi dei Romani, abbiamo la migliore agricoltura del Paese, la prima flotta peschereccia d’Italia, un patrimonio artistico, monumentale ed ambientale che non ha eguali. Abbiamo uno splendido sole, possiamo farcela anche da soli, però vogliamo quello che è nostro
    L’art 37 dello Statuto recita: “1.- Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi.- 2.- L’Imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima.
    Ebbene fino ad oggi, queste imposte, fra le quali si annoverano i proventi doganali, imposte di fabbricazione e diritti vari delle raffinerie e delle industrie petrolchimiche, sono state e sono versate nelle Regioni italiane dove i grandi gruppi economici ed imprenditoriali hanno la sede sociale (Milano, Torino, Genova, Roma), violando il principio della territorialità, nella riscossione dei tributi. La Sicilia, per la sua non applicazione, ha perduto e perde qualcosa come 7 miliardi di euro l’anno. Mentre, invece ha subito e subisce i disastrosi e forse irreversibili danni ambientali, l’insostenibile inquinamento atmosferico e marino, gli elevati rischi per la salute degli abitanti delle zone adiacenti gli stabilimenti incriminati. Con l’assorbimento del Banco di Sicilia da parte di Unicredit e con il passaggio della sede sociale da Palermo a Milano, la Sicilia ha perduto e perde circa 380 milioni di euro l’anno, e così via…Lo Stato Italiano, fino ad oggi ha fatto orecchie da mercanti. Solo un Presidente della Regione SPREGIUDICATO, come GIANFRANCO MICCICHÈ, “autonomo e autonomista può togliere la tesoreria agli strozzini di Unicredit, può lottare senza sudditanza psicologica o timore riverenziale. Tutti gli altri hanno le mani legate Non possono ribellarsi all’attacco concentrico che l’Italia ha lanciato contro la Sicilia: sono semplici dipendenti.

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