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Miccichè scioglie la riserva: “Mi candido alla Presidenza”

 

Il candidato alla presidenza Gianfranco Micciché

Gianfranco Micciché ha deciso: si candida alla presidenza della Regione Siciliana e proverà a scombinare i giochi del centrodestra che ha optato per Nello Musumeci.

Il leader di Grande Sud lo ha annunciato tramite una nota in cui si legge: “Prendo atto della determinazione dei soggetti politici che mi hanno chiesto di guidare il progetto di autonomia politica della Sicilia e di rappresentanza piena dei suoi interessi territoriali. Pertanto, sciolgo la riserva e mi candido alla Presidenza della Regione siciliana“.

“Da questo momento – ha aggiunto il leader del movimento arancione – il mio impegno sarà rivolto all’allargamento ulteriore della base politica, già molto forte, che mi sostiene”.

Sostengono la candidatura di Micciché, oltre ovviamente il suo partito, anche il Partito dei Siciliani (leggasi Raffaele Lombardo), Futuro e Libertà per l’Italia e il Movimento Popolare Siciliano di Riccardo Savona.

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3 commenti

  1. Le liste dei candidati a Governatore di Sicilia e dei candidati Deputati regionali vanno presentate il 27 settembre 2012 e, fino a quella data, purtroppo, ci tocca assistere a sceneggiate sulla compilazione delle liste e convergenze sul candidato Governatore, fatte di dichiarazioni, smentite, ripensamenti, rettifiche, accuse, veti, senza tenere in debito conto di quello che pensa la Gente, del disgusto che, questo continuo ribaltamento di notizie, provoca.
    Purtroppo i Partiti ed i Movimenti non si rendono conto che queste continue prese di posizione, dichiarazioni altalenanti. “propongo Musumeci” no “Mi candido io Miccichè”, non interessano la Gente, che ogni giorno deve lottare per trovare i soldi per fare la spesa, per pagare le bollette della luce, del gas e che ha il terrore ogni qualvolta il postino bussa alla porta, perché non lascia altro, di norma, che raccomandate di intimazioni a pagamenti.
    La Gente è rassegnata e pensa che, chi sale, sale, non cambia, non succede nulla di nuovo, né di buono. E qua cade a pennello la considerazione di Andrea Camilleri:
    “I Siciliani vivono male la loro condizione di essere Siciliani, sono sempre alla ricerca di qualcosa di diverso dal presente. Anche in politica, sono sempre insoddisfatti della realizzazione del proprio voto nell’atto stesso nel quale si realizza, perché attraverso di esso hanno ottenuto solo normalità. Si dicono: “vogliamo vedere se cambia qualche cosa?” votano e cambiano, e qui torniamo al Principe di Salina in tutto il suo splendore. Hanno cambiato tutto e non hanno cambiato niente ( Andrea Camilleri).”
    A mio parere i Partiti, Grande Sud, per rendersi credibili, devono sapere parlare alla Gente, la quale ha bisogno di certezze, di essere capita, ascoltata, compresa, supportata, incoraggiata, ha bisogno di speranza, di sperare in qualcosa di nuovo e di buono.
    Se un programma elettorale, di qualsiasi candidato Governatore della Sicilia, non contiene, al primo punto, la salvaguardia, la tutela, il rispetto, da parte del Governo Nazionale, dello Statuto Speciale Siciliano, che non è un privilegio ma è un diritto dei Siciliani, NON è un programma da approvare, da condividere, ed il candidato Governatore che ha questo programma, palesemente lacunoso, NON è da votare
    E’ di vitale importanza per l’Isola, l’applicazione integrale dello Statuto Speciale, fino ad oggi in parte disconosciuto e disapplicato, anche e soprattutto per colpa dei nostri Rappresentanti Politici, di tutti i Partiti, vittime della sudditanza psicologica e del timore riverenziale verso gli Autorevoli Rappresentanti del Governo Nazionale.
    I Siciliani non possono più restare insensibili di fronte alla continua violazione dei loro diritti, che lo Statuto Siciliano riconosce loro, devono pretendere: la reistituzione dell’Alta Corte; la devoluzione del demanio e del patrimonio dello Stato alla Regione ed ai suoi Enti locali; la determinazione certa del Fondo di Solidarietà Nazionale per la programmazione di piani di investimento infrastrutturale; la compartecipazione della Sicilia alla gestione della politica valutaria e, implicitamente, monetaria; ( la Sicilia può battere moneta), la istituzione della sezione siciliana della Corte di Cassazione; l’abolizione delle Prefetture, la compartecipazione alla formazione degli atti comunitari europei su materie di competenza regionale; l’applicazione del principio di territorialità nell’attribuzione del gettito tributario, cioè l’applicazione dell’art 37 dello Statuto che recita:
    “1.- Per le imprese industriali e commerciali, che hanno la sede centrale fuori del territorio della Regione, ma che in essa hanno stabilimenti ed impianti, nell’accertamento dei redditi viene determinata la quota del reddito da attribuire agli stabilimenti ed impianti medesimi.- 2.- L’Imposta, relativa a detta quota, compete alla Regione ed è riscossa dagli organi di riscossione della medesima.
    Ebbene fino ad oggi, queste imposte, fra i quali si annoverano i proventi doganali, imposte di fabbricazione e diritti vari delle raffinerie e delle industrie petrolchimiche, sono state e sono versate nelle Regioni italiane dove i grandi gruppi economici ed imprenditoriali hanno la sede sociale (Milano, Torino, Genova, Roma), violando il principio della territorialità, nella riscossione dei tributi.
    La Sicilia, per la sua non applicazione, ha perduto e perde qualcosa come 7 miliardi di euro l’anno.
    Mentre, invece ha subito e subisce i disastrosi e forse irreversibili danni ambientali, l’insostenibile inquinamento atmosferico e marino, gli elevati rischi per la salute degli abitanti delle zone adiacenti gli stabilimenti incriminati
    Altro esempio, con l’assorbimento del Banco di Sicilia da parte di Unicredit e con il passaggio della sede sociale da Palermo a Milano, la Sicilia ha perduto e perde circa 380 milioni di euro l’anno.

  2. E fu così che Micciché e Musumeci si divisero i voto facendo un grosso piacere a Crocetta.

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