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Memoria a breve termine? Colpa anche della pornografia

Effetti del porno, foto internet

Ormai sono anni che la pornografia esiste, prima erano le foto che i ragazzi si scambiavano sotto banco, poi arrivarono i giornali, i vhs e infine i dvd. Ma da anni la vera fonte di diffusione è proprio il web, il consumo è accessibile a tutti, in qualunque momento, da qualunque postazione e gratuitamente. Il porno è davvero un mercato senza fine, almeno fino ad oggi visto che in questa settimana è stato reso noto una importante indagine svoltasi in Germania.

A quanto pare secondo uno studio condotto dall’ Università tedesca di Duisburg-Essen e pubblicato sulla rivista Journal of Sex Research, il consumo spasmodico di materiale pornografico ridurrebbe la memoria e causerebbe gravi danni mentali e fisici. La ricerca è stata effettuata su un campione di 28 soggetti eterosessuali massimo di 26 anni. Ai partecipanti sono state mostrate una serie di immagini al pc che comprendevano, oltre alle scene pornografiche, scene di persone intente a praticare attività sportive, ridere e lavorare.

Le stesse immagini venivano riproposte più volte, e i soggetti dovevano confermare o meno se le immagini erano già state visualizzate o meno. I risultati hanno messo in luce che dopo aver visto le immagini pornografiche, i partecipanti davano un maggior numero di risposte errate. “L’eccitazione sessuale interferisce con la memoria a breve termine, e l’impatto sui processi cognitivi potrebbe spiegare parte di questi effetti negativi”, ha spiegato Christian Laier, uno dei ricercatori.

Già diversi anni fa alcuni medici avevano ipotizzato che la visione di pornografia portasse a deviare il flusso sanguigno verso la parte del cervello responsabile dell’eccitazione sessuale, riducendo quindi la capacità di ricordare, pensare e ragionare. Questa ricerca sembra confermare questa ipotesi. Ma le novità non finiscono qui perché anche in Italia si sono fatte ricerche su questo argomento e a Padova si è scoperto che tra i giovani che fanno un uso massiccio di pornografia in rete, uno su quattro rischia anche il calo del desiderio sessuale e l’eiaculazione precoce.

“I ragazzi di oggi – spiega l’andrologo Carlo Foresta, autore dello studio e presidente della Società di andrologia e medicina della sessualità – rappresentano la prima generazione che ha avuto un’esperienza di sessualità diversa dalle generazioni precedenti: internet, web cam, chat e immagini hanno creato una nuova forma di comunicazione sessuale che interessa in un mese oltre 800 mila minorenni. Questa esperienza dà un imprinting privo di riscontri reali e costruisce una sessualità mediatica ed istintiva che non tiene conto della sensorialità oltre che dell’affettività”.

Queste ricerche potrebbero davvero segnare un momento di crisi per l’industria del porno, che fino ad oggi è riuscita a resistere a tutto, e potrebbe addirittura mettere fine alla pornografia che esiste dall’inizio dei tempi.

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