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Medici fiscali a casa, 150 in Sicilia. “Ci azzerano come individui”

La spending review colpisce ancora. Dopo il taglio all’Inps di 500 milioni di euro e il documento del 16 gennaio che riduceva i giorni di prognosi per recuperare il 3% degli importi, ora è il turno dei medici fiscali.

L’Inps ha deciso improvvisamente, il 30 aprile, senza consultare i sindacati e disattendendo un Decreto Ministeriale del 2008, di sospendere le visite mediche domiciliari disposte d’ufficio, lasciando operative solo quelle richieste dai datori di lavoro”, spiega il dott. Giorgio Fiorito, responsabile UIL FPL medici fiscali Inps Sicilia che si prepara a incontrare la Commissione Lavoro e Formazione della Regione Sicilia, con il Presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo Salvatore Amato.

Un fulmine a ciel (neanche tanto) sereno per i 1380 professionisti (di cui 150 in Sicilia) che svolgono “con professionalità, in modo esclusivo e continuativo e con reperibilità gratuita per 365 giorni l’anno” un’attività a partita Iva “senza ferie, malattia, assicurazione, versamenti di contributi e ammortizzatori sociali”.

In attesa di un contratto da vent’anni, non hanno neppure ricevuto una circolare. “L’Inps – continua Fiorito – ha solo inviato un laconico messaggio sui computer degli amministrativi dei centri operativi: «Attenzione, le funzioni per la disposizione d’ufficio delle visite mediche di controllo sono momentaneamente sospese ai fini del recepimento delle nuove modalità per l’assegnazione delle stesse»”.

Paradossi della crisi: anziché contrastare l’assenteismo, si passerà da 100 visite in media al mese a circa 15, con un buco nero nel circuito dei controlli e un danno enorme all’erario. è invece “prioritario”, come dichiara il Presidente dell’Ordine dei Medici Amato, “ricercare forme alternative di risparmio della spesa pubblica continuando a garantire il ruolo sociale e istituzionale dell’attività dei medici fiscali, reale deterrente agli abusi astensionistici per malattia”.

Medici che sono anche padri di famiglia, a 50 anni “improvvisamente” senza lavoro, con figli da mantenere, mutui e tasse da pagare, comprese le rate per l’auto, strumento indispensabile. “Per la spending review ci azzerano come individui, professionisti e cittadini. Ma siamo medici come gli altri colleghi del sistema sanitario nazionale?”, si sfoga Fiorito.

Intanto, il 28 maggio è stata presentata un’interrogazione parlamentare, dove si legge che “un anno fa, in piena crisi economica, l’Inps ha speso circa 1.100 euro a persona per dotare ciascun medico fiscale di computer e stampante portatile, per un importo che ammonta a più di un milione e mezzo di euro”.

Perché informatizzare un sistema e formare dei professionisti destinati a scomparire?

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