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Mediaset, Silvio Berlusconi condannato

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La Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione a Silvio Berlusconi. Il reato è frode fiscale per la compravendita di diritti tv Mediaset. Dei quattro anni tre sono coperti da indulto; l’anno che rimane può passarlo o agli arresti domiciliari o può affidarsi ai servizi sociali. La Cassazione ha però stabilito che dovrà essere rifatto un processo d’appello bis a Milano per rideterminare la durata dell’interdizione dai pubblici uffici in base a quanto previsto dal decreto legislativo 74 del 10 marzo 2000, che ha stabilito una “nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto”.

Il verdetto emesso ieri dai giudici di piazza Cavour ha accolto dunque in gran parte le richieste avanzate due giorni fa dal pg Antonio Mura con la sua requisitoria: unica differenza tra le istanze della Procura generale e la sentenza sta nel fatto che il pg aveva ritenuto possibile che fosse la stessa Corte a riportare in tre anni il periodo di interdizione.

«La sentenza va rispettata, eseguita e applicata», dice Epifani. «Il Pd ha atteso la sentenza della Corte di Cassazione con un atteggiamento di grande serietà, privo di qualsiasi forma di speculazione. Adesso esprime il suo totale rispetto per la sentenza. La condanna di Silvio Berlusconi è atto di grande rilevanza. Per quanto riguarda il Pd questa condanna va non solo rispettata ma va anche applicata e resa applicabile».

«Seguiremo con attenzione il comportamento del Pdl – dice ancora Epifani – sapendo che un atteggiamento responsabile rafforzerebbe l’opportunità di tenere distinte le vicende giudiziarie da quelle politiche e di governo, come il Pd ritiene necessario in una fase di crisi economica».

«Oggi è un giorno importante per la Democrazia perché finalmente la Giustizia ha comunque compiuto il suo corso, nonostante i mille tentativi di ostacolarla. Oggi è un giorno triste per la Democrazia, perché la Politica e il Parlamento hanno atteso e attendono che la Giustizia e la Magistratura liberino l’Italia da un insopportabile conflitto di interessi che ha inquinato e inquina l’Italia da oltre un ventennio». Lo ha dichiarato il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando commentando la sentenza della Corte di Cassazione.

«Questa sentenza non reca con sé alcun senso di giustizia. È la prova di quanto le sorti di un Paese siano legate non tanto alle scelte politiche di chi viene eletto democraticamente, quanto piuttosto alle decisioni di un tribunale». Così il sottosegretario alla Pubblica amministrazione e Semplificazione, Gianfranco Miccichè.

«Gli appelli alla responsabilità – continua Miccichè – si mescolano via via in maniera nauseabonda alle invettive estremiste di Vendola.
L’amarezza è grande, proprio perché la democrazia ha subìto l’ennesimo colpo. Rimetterò nelle mani di Silvio Berlusconi il mio mandato. Berlusconi, adesso, ha il dovere morale, nei confronti dei 10 milioni di italiani che lo hanno voluto e votato, di non mollare. Ora più che mai – conclude Miccichè – resti saldo al timone di quella parte sana del Paese che crede ancora in una giustizia giusta».

«La sentenza ci lascia profondamente amareggiati ma siamo certi che, ancora una volta, il Presidente Berlusconi anteporrà l’interesse del Paese continuando a rappresentare la volontà dei 10 milioni di elettori che lo hanno scelto alle scorse elezioni politiche». Così Giovanni La Via, capo delegazione italiana del Ppe al Parlamento europeo, commenta l’esito della sentenza Mediaset.

«Il pronunciamento della Cassazione –aggiunge La Via- ha generato una fase di instabilità di cui il Paese non aveva bisogno, causando un ennesimo conflitto che il Presidente Berlusconi ha voluto evitare fino in fondo. È ancora presto per valutare gli effetti della sentenza sulla tenuta dell’Esecuivo –conclude La Via- ma sono convinto che il nostro Presidente avrà la forza di continuare a dare il suo contributo fondamentale per la tenuta del Governo».

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