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Mattarella ricompatta, almeno per il momento, il Pd siciliano

E intanto ieri si è consumata la prima fumata nera, con il quorum a 673 voti. Le schede bianche (di Pd, FI, e Area Popolare) sono state 538. Ma i democratici si dicono convinti che il quorum di 505 voti, quelli che basterebbero per eleggere Mattarella alla quarta votazione, sarà superato.

La designazione da parte del premier Renzi di Sergio Mattarella per il Colle più alto ha finalmente ricompattato, almeno in questa occasione, il partito maestro delle lotte fratricide a Roma come a Palermo.

La scelta dell’attuale giudice della Corte costituzionale ha ricucito il rapporto non sempre idilliaco fra il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, da sempre vicino al premier-segretario, ed il presidente della Regione Rosario Crocetta. Che, all’occorrenza, non si è mai tirato indietro nel lanciare stilettate contro il governo nazionale “non accettiamo lezioni da Roma, la quale non può avere una doppia morale e pretendere dalla Sicilia così come non intende essere trattata dall’Unione europea. Renzi sa che i tagli della spesa pubblica non possono essere generici, ma devono essere valutati sui dati, ovvero considerando i punti in cui sono più necessari. Questo Renzi lo dice sempre a Bruxelles. E allora perché l’atteggiamento è opposto quando considera i dati economici siciliani?”, diceva il 24 dicembre scorso.

Ma si sa, in politica tutto può succedere e le dichiarazioni al vetriolo fatte un giorno sono tarate dal relativismo politico-temporale. E così ieri dal Parlamento il grande elettore Crocetta plaude alla proposta di Mattarella, pur non avendo votato: “Credo che in questo momento la scelta valorizzi un uomo che possiede anche una storia di sofferenza personale nella lotta alla mafia, fedele alle Istituzioni e rappresenta una Sicilia che non si e’ mai piegata alla criminalità organizzata”.

Un pensiero echeggiato da Davide Faraone che nel profilo Twitter  scrive: “Uomo delle istituzioni, della legalità, conterraneo dalla schiena dritta. Mattarella è l’uomo giusto per essere presidente della Repubblica”.

E così anche Fausto Raciti, parlamentare nazionale e giovane segretario del Pd siciliano.  “Sergio Mattarella sarebbe il primo siciliano ad essere eletto presidente della Repubblica: questo ci renderebbe orgogliosi da siciliani e da democratici. La sua esperienza, il suo equilibrio e la sua storia personale – aggiunge Raciti – sono una garanzia per tutti. Mi auguro che attorno a questo nome si possa raccogliere il più ampio consenso”.

Ma la scelta annunciata ieri dal presidente del Consiglio, alle 13 davanti a deputati e senatori democratici, è stata accolta da Forza Italia come una violazione del patto del Nazareno al punto che l’ex Cavaliere si è lasciato andare ad un duro commento “io ho mantenuto la parola, lui no” riferendosi evidentemente al suo socio- partner dell’accordo. Toni che il vicesegretario dem Debora Serracchiani prova a stemperare, ricordando che l’accordo politico con Berlusconi “riguarda solo la legge elettorale e le riforme. Se Berlusconi ha cambiato idea, lo vedremo, ma è certo che Renzi non ha violato i patti”.

E l’alleato di governo Ncd, nonostante i malumori interni e le anime contrapposte non rompe l’alleanza col Pd. “Ogni valutazione sul governo fatta in relazione al voto per l’elezione del presidente della Repubblica è fuori luogo. Per noi il patto di governo tiene”, ha detto il leader, Angelino Alfano, ai gruppi di Area popolare. “Forza Italia e il presidente Berlusconi hanno titolo a parlare del patto del Nazareno, ma non del patto di governo, cui sono estranei e che noi confermiamo”, ha aggiunto il ministro dell’Interno.

E intanto ieri si è consumata la prima fumata nera, con il quorum a 673 voti; le schede bianche (di Pd, FI, e Area Popolare) sono state 538. Ma i democratici si dicono convinti che il quorum di 505 voti, quelli che basterebbero per eleggere Mattarella alla quarta votazione, sarà superato.

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