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Mattarella, ex generale Milillo: “Saprà alimentare il senso della cultura della legalità”

Fausto Milillo

A due giorni dalla elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica, non si arresta la valanga di commenti, reazioni e attestazioni di stima verso il successore di Giorgio Napolitano che, domani alle 10,  presterà giuramento dinanzi al Parlamento riunito in seduta comune alla Camera dei deputati. Grande apprezzamento per il primo siciliano allo scranno del Colle più alto arriva anche dal generale dei carabinieri in pensione, Fausto Milillo, attuale presidente della Fondazione italiana per la legalità e lo sviluppo, dedicata all’autore della cattura di Luciano Liggio, il generale Ignazio Milillo.

Generale, anche se è in pensione posso sempre chiamarla così.. ha avuto modo di conoscere personalmente il nuovo capo dello Stato?

Chiaro che può chiamarmi generale, resto sempre nelle file dell’Arma in riserva. Ho avuto il piacere di conoscere il presidente Mattarella quando ero studente di giurisprudenza all’Università di Palermo. Il capo dello Stato, come è noto, era allora docente di Diritto parlamentare e diedi con lui un esame. In quell’occasione, come in altre rare occasioni pubbliche, ebbi modo di parlargli e ricordo la grande compostezza dei modi e del fare, la sua grande riservatezza e la massima attenzione che prestava al silenzio. I suoi interventi, infatti, non tendevano mai all’enfasi, piuttosto miravano all’essenzialità dei contenuti, qualità difficilmente riscontrabili nello zoon politikon. E’ una caratteristica ben specifica del presidente quella di saper moderare i suoi interventi, andando dritto al nocciolo della questione e quindi dell’operatività.

Come presidente della Fondazione italiana per la legalità e lo sviluppo, che porta il nome di mio padre il generale dell’Arma Ignazio Milillo, ho avuto l’onore di apprezzare il presidente Mattarella nel corso di una ricerca storica finalizzata all’allestimento di una mostra, dal titolo “Luci dal Buio. Mafia e Antimafia: immagini per un inventario”, ospitata fino allo scorso novembre presso l’Istituto italiano di Cultura a New York, in Park Avenue. Ebbene, in questo salto nel passato i nostri giovani ricercatori hanno puntato l’attenzione sul Pier Santi Mattarella, fratello di Sergio e presidente della Regione siciliana barbaramente ucciso nell’’80, simbolo di un’antimafia non di facciata. Dall’analisi degli atti è emersa la compostezza comportamentale del presidente della Repubblica, subito impegnatosi non tanto nel rivendicare la figura del fratello ucciso, ma scegliendo di scendere nell’arena politica in maniera rigida proprio per combattere quegli elementi e quei livelli mafiosi contigui con certa politica”.

La sua fondazione come ha accolto l’elezione del presidente Mattarella?

La Fondazione per le finalità che ricopre è ben felice di avere appreso dell’elezione del presidente Mattarella, perché conoscendo lui e la sua formazione siamo certi non potrà fare altro che alimentare il senso della cultura della legalità anche all’interno dello Stato e della Pubblica amministrazione. Una persona autorevole e preparata, un palermitano, un galantuomo uomo del nostro Sud che saprà dire la sua davanti ai grandi del mondo.

Marina Pupella

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