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Marano, la Giovanna d’Arco della sinistra radicale

Giovanna Marano (foto Internet)

Giovanna d’Arco chiamata da Dio si mise alla testa delle truppe e risollevo le sorti della Francia nella guerra dei Cent’anni. A distanza di quasi 600 anni un’altra Giovanna si è messa alla testa di un esercito per evitare una rotta clamorosa, con la differenza che non è stata chiamata da Dio ma più semplicemente dai partiti della sinistra radicale sull’orlo di una crisi di nervi per il grossolano errore dell’ex candidato presidente Claudio Fava.

Giovanna Marano con la pulzella d’Orleans non ha solo in comune il nome, ma probabilmente anche lo spirito battagliero che ha potuto forgiare non tra le milizie francesi ma più semplicemente tra i quadri della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici. 53 anni e una vita spesa tra le tute blu, la Marano ha bruciato le tappe del sindacato dei metalmeccanici: segretario a Palermo e poi leader regionale impegnata sul duro fronte della Fiat di Termini Imerese. Poi la chiamata a Roma come presidente del comitato centrale della Fiom al posto di Giorgio Cremaschi e una delega all’immigrazione. Ed ora la chiamata alle armi della sinistra radicale in soccorso dell’ex compagno di liceo Claudio Fava.

L’ex leader della Fiom siciliana però non è nuova alla politica: negli anni del liceo, il Mario Cutelli di Catania, una giovanissima Marano aveva militato nella Fgci, l’organizzazione giovanile del Partito Comunista Italiano. La candidatura della sindacalista siciliana non è solo un illustre ripiego della sinistra radicale, o un irriducibile fastidio nei confronti di Rosario Crocetta, ma è probabilmente anche l’anticipazione di un quadro politico nazionale che potrebbe vedere l’incontro tra il partito di Antonio Di Pietro con realtà come la Fiom di Landini e i comunisti di Ferrero sempre più lontani dal Partito Democratico.

Giovanna Marano però ora dovrà concentrarsi sulla corsa siciliana: salvo altri clamorosi imprevisti, la sua candidatura parte con un ritardo preoccupante e con un evidente gap di conoscenza tra gli elettori. C’è una campagna elettorale da impostare, i manifesti di Fava campeggiano ancora per le strade della Sicilia. Giovanna prende il comando delle truppe, con un sospiro di sollievo degli stati maggiori di Sel e Idv, e marcia verso il traguardo elettorale con la speranza di non trovare alla fine dell’avventura un rogo ben allestito. Ma forse questa è la storia di un’altra Giovanna.

Adriano Frinchi

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