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Malasanità: aumentano le morti sospette in Sicilia

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Solo la Calabria peggio di noi. La Sicilia si conferma al secondo posto in Italia, nella triste classifica dei casi di malasanità.

Il dossier della commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori e i disavanzi sanitari disegna un quadro disastroso. Dall’aprile 2009 al dicembre 2012 sono state 117 le segnalazioni, con 84 casi di morte del paziente: ben 12 in più rispetto al periodo precedente.

La commissione si è occupata anche di fare un bilancio sulla situazione economica delle aziende ospedaliere pubbliche. Se 12 su 17 hanno chiuso in attivo il loro bilancio, per cinque di loro si è registrato un passivo di oltre 33 milioni di euro, metà dei quali persi dalla sola Asp di Messina. Seguono, nella black list, Catania, Siracusa, il Policlinico di Catania e il Civico di Palermo.
Decisamente negativi anche i dati inerenti i tempi di pagamento delle forniture, con una media di 288 giorni di ritardo.

Il dossier ha poi messo in luce che le spese per gli stipendi dei lavoratori del 118 sono aumentate di 22 milioni di euro. Questi dipendenti, circa 3 mila, vengono assunti senza concorso. Insufficienze, infine, sull’assistenza domiciliare. Attivati solo 14 presidi territoriali di contro ai 29 previsti.

Inevitabile ricaduta è la crescente sfiducia dei siciliani a farsi curare nell’isola e, di conseguenza, una maggiore “evasione sanitaria” verso il Nord Italia: solo in Lombardia registrati 910 mila casi di cura di pazienti siciliani nel 2012.

Andrea Cumbo

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