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Mafialeaks, il primo sito antimafia: “Se sai qualcosa dì qualcosa”

Da alcuni giorni si sente parlare di Mafialeaks, ma che cos’è? Come funziona? È un sito web dove i creatori invitano chiunque fosse a conoscenza di fatti riconducibili ad organizzazioni di stampo mafioso a mandare la propria testimonianza in forma scritta, video o fotografica.

La formula di base è quella dell’anonimato (non si conoscono nemmeno i dati degli ideatori) garantito dal servizio Tor scaricabile direttamente dal sito www.mafialeaks.org dove viene spiegato nel dettaglio il funzionamento. Le uniche informazioni riguardanti le persone che stanno dietro quest’iniziativa sono la data e l’ora della creazione del sito: il 21 agosto alle ore 21:44 e aggiornato il 21 ottobre scorso.

La destinazione delle segnalazioni è decisa direttamente da chi denuncia il fatto; le “persone fidate”, così chiamate nel sito i destinatari, sono principalmente tre: Forze dell’ordine – personale interno alle forze dell’ordine; informazione – quotidiani su scala nazionale e locale, reti televisive e bloggers; associazioni antimafia presenti su tutto il territorio.

Le persone a cui il sito si rivolge sono state raggruppate in tre macrocategorie, come si legge nel sito: Whistleblowers – “Persone interne ai clan mafiosi che hanno deciso di denunciarne gli illeciti in maniera anonima”; Vittime – “Persone da tempo o per la prima volta vittime di attività di stampo mafioso che vogliono segnalare uno o più abusi”; So qualcosa – “Persone che sono venute a conoscenza di informazioni riguardanti attività di tipo mafioso”.

Inoltre si legge nel sito: “Il nostro elenco di ‘persone fidate’ è in continuo aggiornamento e stiamo lavorando per aumentare il loro numero” e ancora “Se il nostro scopo è quello di arginare le organizzazioni mafiose per farlo vogliamo raccogliere tra le ‘persone fidate’ esponenti di spicco di Forze dell’ordine: per agire; giornalisti: per informare; associazioni antimafia: per aiutare. Sarete poi voi a decidere a chi di loro fare pervenire ognuna delle vostre segnalazioni”.

“Non sono le segnalazioni anonime a farci paura – è scritto nel sito – ma le segnalazioni finte. Per questo, fin dall’inizio abbiamo voluto suddividere le segnalazioni a seconda del loro valore: Whistleblowers, Vittime e “so qualcosa”. Solo le ultime possono essere inviate senza prove mentre le prime due devono essere avvalate da prove concrete”.

Ornella Caiolo

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