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Mafia, tra le sbarre Corradengo: prestanome di Cosa nostra

È stato arrestato a Palermo Giuseppe Corradengo (49 anni). In poco tempo aveva vissuto una carriera a dir poco singolare. Infatti da semplice operaio dei Cantieri navali di Palermo è diventato in breve tempo un affermato manager. Secondo la Dia aveva utilizzato capitali di una delle cosche mafiose più potenti di Palermo, quella dell’Acquasanta. Il facoltoso manager, a capo di aziende nel settore delle costruzioni navali, non aveva proprio rivali nel settore della coibentazione.

Corradengo, che otteneva appalti anche nelle città La Spezia, Marghera, Monfalcone e Ancona, è stato arrestato questa mattina a Palermo dagli investigatori del centro operativo Dia,  per concorso esterno in associazione mafiosa; il provvedimento di arresto è stato firmato dal gip Piergiorgio Morosini su richiesta del pm Pierangelo Padova. Corradengo, sarebbe stato un prestanome del clan Galatolo, famiglia di mafia sempre stata legata al capo di Cosa nostra, Salvatore Riina. Il provvedimento di arresto è avvenuto anche per la moglie del Corradengo, Rosalia Viola, accusata anche lei di aver fatto da prestanome al clan dell’Acquasanta.

La donna attuava degli incontri con la moglie di Vito Galatolo, figlio dello storico capomafia della cosca e finito tra le sbarre anche lui. Le due “donne d’onore” avrebbero costituito un canale riservato di comunicazione fra il mafioso e il suo prestanome, creando operazioni  di riciclaggio nel settore navale. Indagata risulta quindi essere anche la moglie del boss Galatolo, Maria Concetta Matassa. In carcere altri tre probabili prestanome Domenico Passarello, Vincenzo Procida e Rosario Viola.

A fare i nomi è stato il pentito Angelo Fontana, che in passato fece parte anche lui del clan dell’Acquasanta. Il direttore della Dia, De Felice parla di «lotta incessante alle infiltrazioni mafiose nell’economia legale del nostro paese». Finite sotto sequestro anche tre società “Nuova Navalcoibent srl“, con sede a La Spezia, “Eurocoibenti srl” e “Savemar srl”, entrambe a Palermo.

Continua De Felice «Continuiamo senza sosta, in sinergia con le direzioni distrettuali antimafia, nella complessa opera di disarticolazione di tutte le infiltrazioni mafiose all’interno dell’economia legale, che purtroppo sono presenti non solo sul territorio siciliano, ma anche a livello nazionale».

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