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Mafia, sequestrati beni per 8 milioni a Francesco Raspanti

Sono stati sequestrati beni per un valore complessivo di circa 8 milioni di euro a carico di Francesco Raspanti, palermitano di 46 anni , già sottoposto al regime degli arresti domiciliari a seguito dell’operazione denominata “Reset”.

Raspanti è nipote dello storico capo mafia bagherese Gino Mineo, nonché figlio di Antonino Raspanti, sorvegliato speciale, più volte condannato per associazione a delinquere , contrabbando, porto abusivo, detenzione di armi e furto.

Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Palermo ha scoperto un ingente patrimonio accumulato illecitamente in diversi anni.

In particolare tra i beni sequestrati si manifestano una società intestata a un prestanome , nel comune di Bagheria ed operante nel settore della vendita di materiale edile, una cospicua quota di partecipazione a una società calcistica, ville, appartamenti e appezzamenti di terreno nei comuni di Lercara Friddi, Trabia e Santa Flavia, nonché ben 28 rapporti bancari.

Le indagini patrimoniali nascono successivamente all’operazione Reset che nel giugno 2014 ha portato all’arresto, tra gli altri, di Francesco Raspanti in quanto ritenuto responsabile di vari tentativi di estorsione, aggravati dalla modalità mafiosa al fine di agevolare l’associazione mafiosa Cosa Nostra ai danni di un imprenditore operante nel settore della ristorazione.

Nello specifico il provvedimento ha interessato un intero capitale sociale e relativo complesso di beni aziendali della “Centroedile s.r.l.” con sede a Bagheria e operante nel settore della vendita di materiale edile; una quota pari al 45% del capitale sociale della “Società Dilattentistica Bagheria Calcio s.r.l.”;  2 ville a Trabia; 2 appartamenti a Santa Flavia; 3 appezzamenti di terreno a Lercara Friddi e a Trabia; 28 rapporti bancari.

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