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Mafia, Dell’Utri resta in carcere: tribunale di Palermo rigetta ricorso

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Marcello Dell’Utri resta in carcere. Il tribunale del Riesame di Palermo ha rigettato il ricorso contro l’arresto presentato nei giorni scorsi dai difensori dell’ex senatore, fermato lo scorso 12 aprile in Libano per pericolo di fuga. Secondo i giudici c’era “la deliberata volontà di fuga”.

“Emerge amplissima la sussistenza della eccezionale portata delle ravvisate esigenze cautelari – scrivono – che a fronte di una programmata e dunque deliberata volontà di fuga consentono di ritenere le esigenze cautelari ‘di un non comune, spiccatissimo e allarmante rilievo’ tale da superare il divieto di custodia cautelare per gli ultrasettantenni”.

Dal provvedimento emerge che Dell’Utri il 24 marzo scorso ha raggiunto Beirut da Parigi con due valige del peso, rispettivamente di 23 e di 27 chilogrammi. Non solo. Dall’informativa della Dia, inserita nel provvedimento, emerge che al momento dell’arresto “era in possesso di circa 30mila euro in contanti” ma anche di “quattro cellulari, di due passaporti, di cui uno di servizio scaduto e di un registratore manuale”.

“Gli elementi riferiti dalla Dia, nella loro indiscutibile oggettiva essenzialità, contribuiscono ad alimentare la negativa valutazione prognostica sulla quale va fondata la concrete sussistenza del pericolo di fuga”, scrivono ancora i giudici che hanno accolto la tesi del sostituto procuratore generale Luigi Patronaggio secondo cui la volontà di fuga di Dell’Utri sarebbe stata dimostrata dal viaggio dell’ex senatore da Parigi a Beirut.

“Essendo operativi voli diretti per Beirut da Milano Malpensa – aggiungono – il transito di Dell’Utri allo scalo parigino indubitabilmente non poteva che essere finalizzato ad eludere, in territorio nazionale, le procedure di controllo passaporti, cui sarebbe stato sottoposto se avesse utilizzato il volo diretto Milano-Beirut trattandosi di rotta esterna all’area Schengen e tanto appare logicamente e praticamente incompatibile con un ‘normale’ e transitorio allontanamento dal territorio nazionale a meno che non si volessero ipotizzare, ma questo è un paradosso a dir poco offensivo di una normale intelligenza, necessità economiche connesse a risparmiare sul costo dei biglietti, circostanza per altro smentita dal prezzo, certamente non lieve, realmente pagato, di 1.728,89 euro”.

Secondo i giudici “appare irrilevante l’utilizzo del proprio cellulare e della propria carta di credito” ma anche della “registrazione a proprio nome nell’albergo che ha ospitato” dell’Utri in Libano prima di essere arrestato. Così i giudici del Tribunale del Riesame hanno in pratica smontato nel provvedimento di rigetto dell’arresto la tesi degli avvocati di Marcello Dell’Utri, Giuseppe Di Peri e Nicoletta Piergentili Piromallo.

L’utilizzo del proprio cellulare “appare irrilevante, tenuto conto che la localizzazione di Dell’Utri in territorio libanese è avvenuta il 3 aprile, ovvero otto giorni dopo il suo espatrio”. E i guidici sottolineano la ricostruzione degli spostamenti fatta sulla base “delle risultante degli accertamenti svolti” dalla Dia. In particolare, che Dell’Utri il 24 marzo 2014 “alle ore 12:55, insieme al figlio Marco e’ partito da Milano Linate diretto a Parigi”.

Inoltre, “alle ore 15:07 a Parigi a acquistava al banco Air France due biglietti per Beirut, alle ore 15:15 effettuava il check in e, pagata un’eccedenza di 4 chilogrammi su un bagaglio, imbarcava due valigie del peso, rispettivamente di 23 e 27 chilogrammi” e che alle 21;35 ha raggiunto Beirut. Il 3 aprile soltanto il figlio Marco è rientrato da Beirut a Roma e nella stessa data Marcello Dell’Utri ha effettuato un pagamento di 5.222,73 euro presso l’hotel Intercontinental Phoenicia di Beirut, utilizzando la propria carta di credito. Inoltre i giudici ribadiscono che nel corso della ricerca di Dell’Utri sia la figlia, Maria Chiara Francesca, sia altri famigliari hanno riferito agli investigatori di non sapere dove fosse il padre “mentre la moglie, Miranda Ratti, ha dichiarato di on vedere il marito dalla settimana precedente e di non sapere dove si trovasse”.

Nel provvedimento si legge inoltre che “è del tutto indimostrata la circostanza secondo cui Marcello Dell’Utri sarebbe stato inviato a Beirut su preciso incarico, al fine di svolgere attività di supporto politico e/o professionale”. Subito dopo l’arresto si era detto che l’ex senatore si sarebbe recato in Libano “su incarico di Berlusconi” per motivi politici. (Adnkronos)

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