Spazio Libero

L’ultimo che vide Falcone in vita e quel che resta di un sogno

Pippo Giordano

Ore 18,45 del 25 settembre 2012, sono a bordo del pullman che da Punta Raisi è diretto a Palermo. Accanto a me ci sono seduti alcuni turisti spagnoli e tanti siciliani come me. Guardo dal finestrino e vedo dalla mia desta la via che costeggia l’autostrada Trapani-Palermo e ad un tratto rimembro l’agghiacciante colloquio che ho avuto col collaboratore di giustizia Gino La Barbera. “ avevo il compito di fare da staffetta e segnalare a Brusca l’arrivo delle macchine….ho visto Falcone…i tuoi colleghi ridevano…poi li ho persi di vista perchè la strada da me percorsa non lo consentiva più” Ma, non hai pensato che da lì a poco sarebbero stati assassinati? “No! Era o me travagghio!” Quelle parole che rimbombano nella mia mente erano e sono come un pugno allo stomaco.

E, intanto il bus era quasi giunto sul luogo dell’attentato e all’istante tutti, compreso i turisti spagnoli, col segno della croce, tributavano riconoscenza ed affetto a Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i colleghi Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo. In quel momento non ho potuto fare a meno di pensare all’idea strampalata del signor Gianfranco Miccichè, che vorrebbe intitolare l’aeroporto di Punta Raisi alla “coscienza” dei siciliani, cancellando i nomi di Falcone e Borsellino. “E’ una questione di marketing” ha dichiarato. “Il turista non può essere accolto con nomi che ricordano fatti di sangue”.Ma, la dichiarazione di siffatto politico, che aspira a governare la Sicilia, non merita altro commento. Anche perchè mi siddria! Mi secca.

Finalmente il bus arriva a destinazione e nel buio silenzio della notte, inizio a ripercorrere la mia vita: comincio a rivedere tutti i miei sogni sia quelli infranti che quelli rubati, Cos’è un sogno? Per me rappresenta il compendio di ideali che accomuna diverse anime nel coagulare insieme prospettive e desideri. Ebbene, i miei sogni li condividevo con persone che come me vedevano la luce dell’onestà attraversare Palermo intera.

Sognavamo una città aperta alla parola e non all’omertà. Una città che rappresentasse la sicilianità come un valore aggiunto e non come l’espressione di sentimenti negativi che incautamente etichettano il Popolo siciliano. Invero, le dichiarazioni del succitato politico, rafforzano la negatività. La gente di Sicilia, non si vergogna affatto di ricordare i nefasti momenti che hanno insanguinato l’Isola. E, non ha timore di urlare la condanna per coloro che hanno violentato e martoriato la Terra siciliana. Altro che cummugghiare, (coprire) o togliere i nomi di Falcone e Borsellino

Quel che resta dei miei sogni? Macerie, solo macerie e tante vite spezzate. Vite rubate non solo dai “viddani” alias corleonesi di Riina, ma da altri che in doppio petto siedono negli ambulacri di potere e che ostentano nuove verginità. Dai miei sogni rubati, traggo l’insegnamento che sognare si deve e si può. La continuità dei mie sogni, condivisi insieme a Cassarà, Montana, Falcone e Borsellino, è il faro del mio cammino: un faro che ogni giorno accendo per far rivivere ai giovani studenti i miei sogni, i nostri sogni. Il sogno di una Sicilia, priva di condizionamenti mafiosi

E, proprio dalle macerie, che traggo linfa per essere determinato nel far emergere le contraddizioni di questo nostro Paese. Un Paese che tenta di dimenticare i propri martiri, un Paese che non riconosce gli errori, talvolta anche gravi, come la trattativa tra Stato/mafia. Un Paese che fa di tutto per negare la verità sulle stragi mafiose, non è un Paese dove sono ammessi i sogni. Ma ciononostante, il 27 mattina, giorno di scirocco settembrino, innanzi alle tombe dei miei amici sognatori. ho ribadito che il mio sogno vivrà per onorare i nostri ideali.

Pippo Giordano

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