Politica

Lombardo contro tutti: “menzogne dai giornali e dai politici”

Il dimissionario governatore della Sicilia Raffaele Lombardo (foto internet)

Dopo giorni di attacchi Raffaele Lombardo prova ad uscire dall’angolo e lo fa con una conferenza stampa apposita convocata in un caldo, non solo climaticamente, pomeriggio palermitano.

Ai giornalisti radunati a Palazzo d’Orleans il governatore siciliano addita uno per uno i suoi nemici e traccia la road map che dovrebbe portarlo a lasciare la Presidenza della Regione. Ma le dimissioni non sembrano preoccupare Lombardo che le evoca ma in maniera velata, quasi teatrale: il Presidente della Regione annuncia infatti che il prossimo 24 luglio sarà a Palazzo Chigi per incontrare il Premier per rassicurarlo sui conti siciliani e sulle sue dimissioni che però, sibila il governatore, potrebbero giungere a Roma insieme a lui.

Ma la principale preoccupazione di Lombardo sono le “menzogne che si sono sentite sui giornali e dagli uomini politici” che il il Presidente della Regione vuole smentire con una lettera indirizzata a Monti e chiedendo anche di parlare in Consiglio dei ministri. E’ un fiume in piena Lombardo quando comincia a parlare delle “menzogne” e di coloro che le hanno messe in giro. Liquidata la lettera del Premier con l’aggettivo “irrituale”, già utilizzato dal Presidente dell’Ars Francesco Cascio, il governatore poi si scaglia contro la stampa nazionale che in questi giorni, secondo Lombardo, si è resa protagonista di “menzogne ed equivoci” e che addirittura avrebbe costretto Monti ad intervenire: “Ci tuteleremo in sede legale contro quella stampa, in particolare Il Giornale e Libero, che hanno scritto falsità e menzogne sul conto della Sicilia, parlando di fallimento. Una campagna diffamatoria, continua Lombardo, che arreca grave danno all’immagine della Sicilia. Faremo pagare a quei quotidiani, di chiara riconducibilità politica, tutto il male che hanno fatto a questa regione, creando quel clima che ha indotto Monti a scrivere la sua lettera”.

Il Governatore poi prende di mira il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, che in mattinanta con un tweet si era rammaricato in dialetto delle condizioni della Sicilia: “Io sono qui e non a fare il bagno seminudo sullo yacht degli amici nelle Antille”.

Le parole più dure però Lombardo le riserva all’Udc di Gianpiero D’Alia che viene additata come “il nemico più spietato dell’autonomia siciliana” e che nelle parole del governatore è il vero mandate dell’attacco contro la sua giunta. Lombardo prova a tirare il partito di Casini nella mischia e accusa lo scudocrociato di volersi rifare “una verginità” che secondo il Presidente della Regione i centristi non possono avere dato che hanno attivamente partecipato al governo della Regione negli anni passati.

Un attacco durissimo arriva anche per gli industriali che in questi giorni avevano fatto sentire la loro voce: “c’è qualche pseudo-industriale secondo cui io dovrei licenziare cinquantamila persone, ma non lo farò mai. Piuttosto questo pseudo-industriale vada a morire ammazzato”.

Terminato il rosario di accuse il Governatore si concede un’unica difesa: “Non ho nulla da rimproverarmi sul fronte del rimpasto al governo e delle nomine. Ero tenuto a farle, se non volevo incorrere in precise responsabilità penali. Sono attaccato su questo fronte senza alcuna ragione plausibile”.

E mentre fioccano le reazioni alle accuse di Lombardo si infittisce il mistero sulle reali intenzioni del governatore sulle dimissioni e sulla sua strategia politica.

Adriano Frinchi

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