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Licenziamenti alla 4U, i sindacati alzano la voce

Foto di Luca Mangogna

In un periodo in cui la crisi fagocita incessantemente posti di lavoro, senza fare distinzioni fra pubblico e privato, è scoccata l’ora per i licenziamenti pure per gli operatori dei call center che sembravano al riparo dalla recessione economica. È il caso dei lavoratori della 4U Servizi, azienda palermitana nata fra il 2002 e il 2003 che a partire dal mese di giugno ha aperto la procedura di mobilità per 101 unità lavorative.

Ma il caso della 4U è singolare e piuttosto equivoco se si considera che, come riferiscono i sindacati, la società nel corso di dieci anni di attività ha sempre chiuso in attivo (compreso il 2011) e in costante crescita di fatturato, dai tre milioni di euro del primo anno sino ai 17,5 milioni dell’anno scorso. Ciò nonostante, l’azienda avrebbe riferito di una sofferenza di cassa pari 730 mila euro nel 2012 e per questo avrebbe avviato le procedura di mobilità per 101 dipendenti della graduatoria, ovvero circa il 25 per cento dell’organico. Una graduatoria peraltro contestata perché avrebbe escluso, secondo i sindacati, tutto il personale dello staff, concentrandosi esclusivamente sui lavoratori di primo, secondo e terzo livello.

“Non capiamo i motivi di questi licenziamenti – afferma Francesco Assisi della Fistel Cisl – Abbiamo un’azienda che chiude in attivo, ma che ci riferisce di avere delle semestralità estremamente negative e comunque non c’è una perdita tale che giustifichi licenziamenti del 25 per cento della forza lavoro. Nonostante tutto avevamo offerto all’azienda un pacchetto di flessibilità sia contrattuali che salariali, e di ammortizzatori sociali. Un’operazione che avrebbe portato un risparmio di circa 835 mila euro sul costo del lavoro, a patto che fossero garantiti tutti i livelli occupazionali. Noi supponiamo che questa sia un’operazione utile soltanto a fare cassa e la crisi sia usata come paravento”.

Il risparmio dato dai primi 19 licenziamenti effettuati a metà agosto, si aggira sui circa 176 mila euro. Il sospetto della organizzazioni sindacali è che, a fronte di un calo dei profitti, venga potata quella forza lavoro che ha maturato più diritti e che quindi ha più potere contrattuale. Secondo quanto riferito da fonti interne all’azienda infatti nel mese di ottobre è prevista l’apertura di un nuovo franchising gestito dalla stessa società con sede a Bagheria e circa 100 postazioni, mentre c’è da ricordare che la stessa 4U ha già delle filiali in Albania e nelle Mauritius.

Secondo quanto affermato dai sindacati, il settore della telecomunicazione a Palermo dà lavoro a 7 mila persone più le 30 mila che vi lavorano a tempo determinato. “Un numero che surclassa quelli di Gesip e Mutliservizi”, asserisce ancora Assisi.

Il problema grave inoltre riguarda la fuoruscita dal mondo del lavoro di questi operatori. “Questi ragazzi sono privi di qualsiasi paracadute, l’unico ammortizzatore sociale previsto per loro è l’indennità di disoccupazione ordinaria. Usciti da questa porta non hanno più niente e anche per questo abbiamo inviato un documento al ministero del Lavoro e alla Task Force per l’occupazione della Regione Siciliana, oltre che al sindaco”, spiega Giuseppe Tumminia della Uilcom Uil.

“Mi preoccupa molto il livello di preparazione imprenditoriale dei vertici di questa azienda – dice Maurizio Rosso della Slc Cgil, riferendosi all’ad della 4U, Paul Manfredi – Mi preoccupa forse anche di più dei singoli licenziamenti. Mesi fa avevamo stipulato un accordo che aumentava il livello di produttività, a patto di garantire i massimi livelli occupazionali e migliorare i salari, ma quest’accordo non è mai stato onorato. E un’azienda che nel corso degli anni ha sempre prodotto utili non può rivoluzionare e mandare a casa i lavoratori in sei mesi, soltanto in previsione di una probabile perdita”. Le organizzazioni sindacali hanno inoltre denunciato il tentativo da parte dei vertici dell’azienda di mettere pressione ai lavoratori affinché questi abbandonassero i sindacati.

“Il fatto di aver agito in questa maniera sulla graduatoria – spiega ancora Assisi – significa che la crisi non è il motivo che ha portato a questi licenziamenti, perché altrimenti sarebbero stati colpiti tutti i lavoratori, non solo una parte. È un’operazione chirurgica di cassa: tutto per un risparmio di 176 mila euro. Cosa che non comprendiamo, perché qualcuno dovrebbe spiegarci perché rifiutano una flessibilità di 835 mila euro per un risparmio così modesto”.

“Il nostro è un settore underground, siamo un fenomeno dove l’eliminazione del personale viene fatta passare sotto silenzio, forse per evitare di pizzicare le grandi compagnie telefoniche. Noi non ci vogliamo stare più a queste condizioni, soprattutto in un settore in cui la crisi non c’è o si sente molto meno che negli altri”, conclude amaramente Assisi.

Luca Mangogna

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