Cultura

Licata scrive su Orlando, presentato il libro a Villa Filippina

La copertina del libro (foto di Giada Mercadante)

Presentato ieri sera a Villa Filippina, a Palermo, nell’ambito del Festival della Legalità, il libro di Giancarlo Licata,”Una rondine fa primavera trent’anni di storie in bianco e nero di una città che torna a scommettere su Orlando“, edito da Novantacento.

Erano presenti l’autore e il sindaco Leoluca Orlando che hanno risposto alle domande del giornalista Roberto Immesi. Il libro con inediti, documenti e storie dimenticate, ricostruisce gli avvenimenti di cronaca e politica accaduti nei tre decenni di presenza a Palazzo delle Aquile del vecchio-nuovo primo cittadino: dal pentacolore all’esacolore, ai professionisti dell’antimafia, alla rottura fra Dc e Psi, all’apertura del Massimo e dello Spasimo, al Ppe, alle stragi, per finire alla trattativa fra Stato e mafia.

Prima dell’inizio della presentazione è stato proiettato un video che ha raccontato gli anni della Palermo degli anni 80- 90. Licata ha sottolineato due date importati: 1988 quando Caponetto viene sostituito da Meli e non da Falcone (leggittimo candidato) e Meli scardina il lavoro di Caponetto; 1992 anno dell’attento.

Nelle parole di Licata, amarezza ma anche speranza: “Si deve rompere per costruire”, e dobbiamo recuperare le memorie. Continua Licata, citando Marx: “Gli uomini fanno la loro storia e non sanno di farla”.

Nelle parole di Licata un ricordo va anche ad un giovane imprenditore Donato Boscia che aveva 31 anni quando la mafia gli stroncò la vita. Il giovane ingegnere pugliese aveva ottenuto la direzione della costruzione di una sezione dell’acquedotto di Palermo sul quale la mafia non era riuscita a mettere le mani. Il maxiprocesso tenutosi a Palermo nel 1987 accertò che il mandante dell’omicidio di Donato Boscia era stato Salvatore Riina.

Recentemente il prefetto di Bari, Tommaso Blonda, ha consegnato ai genitori di Donato Boscia la medaglia d’oro al valor civile. Scorrono i nomi di Giaccone, Libero Grassi grazie anche alle letture di alcuni passi del libro dell’attrice Stefania Brandeburgo. Nella pubblicazione è il capoluogo siciliano al centro di tutto: “Palermo con la sua bellezza, la sua Storia, i suoi vicoli, le sue strade alberate – spiega Giancarlo Licata – Palermo con le sue contraddizioni, i suoi successi, la sua soffocante criminalità, il suo passato da inferno. Palermo con i suoi personaggi più amati, i suoi eroi, con quelli scomodi, con i vecchi e nuovi predatori, con le menti raffinate utilizzate per uccidere o per trasmettere paura”.

Alla domanda di Immesi ad Orlando se crede in un futuro migliore e se nutre speranza di miglioramenti, il sindaco, con l’ironia che lo contraddistingue, risponde: “Se mi rendessi conto che non c’è la possibilità di cambiare e migliorare me ne andrei con 400 dollari al mese in Georgia. La mia lucida follia di candidarmi per la quinta volta come sindaco, se non credessi in un cambiamento non avrebbe senso.

La discussione non poteva non andare alle elezioni regionali del prossimo 28 ottobre . Si è accennato all’errore di Fava, alla candidatura di Giovanna Marano e ai nomi di Miccichè, Crocetta, e Musumeci che, per il sindaco, sono “filolombardi e filocuffari”.

Giada Mercadante

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