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Libero Grassi, un eroe ‘normale’

Ventuno anni fa, chi vi scrive, era soltanto una bambina che giocava spensierata in una città che lei riteneva normale e sicura. Quella bambina cantava una canzone che si intitola “ci vuole un fiore” e che nei suoi versi ad un certo punto dice “per fare l’albero, ci vuole il seme”.

Solo dopo quella stessa bambina avrebbe capito il significato di quelle parole e avrebbe scoperto che la legge della natura imponeva che il seme, per germogliare, doveva prima morire. Solo così l’albero avrebbe visto la vita. Quelli della mia generazione non avrebbero mai ricordato Libero Grassi se in questi venti anni dal suo assassinio in una mattina di fine agosto, il suo seme non fosse germogliato e non avesse portato a quella rivolta delle coscienze alla quale ha condotto. “Nomen, omen”, “un nome un destino”: Libero Grassi era e voleva rimanere un uomo Libero, libero di pensare, libero di agire, libero di fare impresa in una terra dove fare impresa è “un’impresa”, per questo si era ribellato alla corruzione, alla mafia e al pizzo. Si dice che i diritti abbiano un costo, un costo che grava sulle spalle della comunità, il costo della libertà di Grassi, è stato il più caro di tutti: la sua stessa vita.

Libero Grassi, un eroe normale

Una vita strappatagli nel luogo più sicuro al mondo, proprio davanti al portone di casa. Cinque pallottole che lo hanno fatto zittire per sempre, cinque pallottole che hanno fermato la sua battaglia contro il racket e la corruzione. L’azione di lotta alla mafia e alle richieste di pizzo di Libero Grassi è stata un’azione solitaria, non ha avuto appoggio alcuno da parte delle associazioni di categoria, che solo recentemente hanno fatto il “mea culpa” per aver lasciato solo chi per primo trovò il coraggio di aprire una strada che, anni più tardi, avrebbe portato alla nascita di una coscienza collettiva contro il racket, supportata dal fiorire di numerose associazioni.

Abbiamo chiesto ad Alessandro Albanese, presidente di Confindustria Palermo, cosa rappresenta oggi Libero Grassi e i mutamenti dello scenario imprenditoriale nella lotta al racket.

Grassi rappresenta una scelta etica, morale. Una scelta che dovrebbero fare tutti gli imprenditori. Libero Grassi è il nostro riscatto. Grassi è morto per isolamento. Ha avuto il coraggio di intraprendere una lotta contro una forza che vent’anni fa ammazzava la gente con le pistole e le bombe. È morto da eroe. Oggi il contesto, grazie anche alla sua morte, è diverso. Ci sono associazioni come Libero Futuro, o Addio Pizzo che non lasciano gli imprenditori soli. Le realtà attive e combattive adesso ci sono, sono arrivate, tardi ma sono arrivate“.

Dopo la deposizione di fiori sul luogo dell’omicidio, in via Alfieri davanti a quella che fu la sua azienda, alle 16.30 allo Steri comincerà un pomeriggio dedicato all’impegno di sensibilizzazione portato avanti negli ultimi anni dalle associazioni antiracket. Alle 20.30 il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri, insieme alla vedova Grassi, assisterà alle letture e alla proiezione dei lavori prodotti negli anni dagli studenti che hanno partecipato al Premio “Libero Grassi”.

Libero Grassi oggi è un eroe, un eroe normale si direbbe. Nel mito, gli eroi sono coloro che compiono azioni straordinarie, l’azione di Grassi è stata un dire “NO”, un’azione apparentemente “ordinaria”, che diviene straordinaria in uno scenario dove la normalità non esiste. La sua azione e il suo atto di “ordinario eroismo” hanno gettato le basi per coloro che dopo di lui hanno potuto dire e potranno dire quel “NO”, senza essere eroi, ma semplicemente essendo consapevoli dei propri diritti ed essendo certi che non verranno mai lasciati soli.

Giada Mercadante

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Un Commento

  1. Un bellissimo profilo, tracciato con delicatezza e direi anche rispetto. La speranza è che lo leggano tutti quelli che vent’anni fa lo hanno lasciato solo. Un po’ per vergognarsi, un po’ per ricordare.

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