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LETTERA APERTA DI UNA GIORNALISTA NOVARESE A NICOLO’ MANNINO

Alessandra Marchesi

Alessandra Marchesi: “Hai fatto colazione?” e a me che ho corso per arrivare puntuale, saltando ovviamente la colazione, quella domanda mi sembra una gran perdita di tempo.

Come sempre arrivo di corsa, con duecento pensieri per la testa e in tasca la lista delle cose da fare durante la giornata. Sono rassegnata ad almeno due ore di noioso filosofeggiare sulla legalità.

Penso di saperla lunga: so tutto sulla legalità, mi sono preparata e non è il primo incontro cui assisto su questo tema.

 

Ma poi arrivo e quest’uomo solare del Sud mi spiazza. Io quarantenne del Nord, abituata e affezionata alle distanze mi sento quasi a disagio di fronte a quel “Gioia, come stai?”.

M’infastidisce un po’ ma non so resistere a quei modi, a quell’attenzione regalatami gratuitamente e oserei spontaneamente, e così lo ascolto. Parla veloce, abbozza domande dirette di frequente, i pensieri incalzano e le riflessioni pure. Decido di dargli fiducia e così scopro che la legalità non è solo quella delle grandi parole ma è quella di tutti i giorni, quella che ti fa alzare al mattino e ti fa sorridere allo specchio, ringraziando di essere ancora in questo mondo e aver la gioia di vivere la vita.

E così nei suoi discorsi, ricorda le stragi di Capaci e di via D’Amelio che ho vissuto da ragazzina e alle quali ho sempre pensato come a qualcosa di lontano, che non mi apparteneva. E invece ora sono affare anche mio. Per l’indifferenza che spesso mostro verso cose che penso non mi riguardino, per l’indifferenza verso gli altri perché vado di corsa e “ho già i miei problemi”.

Quella mafia, quell’indifferenza, che tanto mi sa di passato invece è presente e anch’io ne sono responsabile.

Mi sento abbracciata dalla vita e dalla gioia che Nicola trasmette e capisco che il debito lasciatoci da Falcone e Borsellino, per citare i più noti, è grande e che lo dobbiamo pagare tutti con gioia, dimostrando di avere un cuore incorruttibile che ama e sa aprire le braccia verso tutti, a partire dal quotidiano.

Da oggi, mi sento anch’io convinta ambasciatrice di felicità, con nel cuore l’amore, negli occhi la gioia e nelle mani l’abbraccio. Grazie Nicola!

Da venerdì 5 ottobre anche l’Istituto comprensivo Giovanni XXIII, di Arona in provincia di Novara nel Piemonte, è tra le ambasciate del Parlamento Internazionale della Legalità. Dopo quelle della Cultura, della Creatività, della Scienza e della Resilienza, solo per citarne alcune, ad Arona si è accesa la fiaccola della Felicità.

“La felicità di chi ha un cuore che ama e che sa aprire le braccia verso tutti” come ha augurato Mannino ai ragazzi delle classi terze incontrati nella palestra dell’Istituto. I ragazzi l’hanno accolto con sincero, restando letteralmente incantati per un’ora e mezza ascoltandolo trattare con empatia e coinvolgente dialettica temi importanti come il rispetto e la legalità.

Mannino è andato oltre gli stereotipi e ha fornito loro una visione d’insieme di questi valori, con riferimenti specifici alla vita di tutti i giorni. La dirigente scolastica Gabriella Rech, presente all’incontro con Gabriella Colla dell’Ufficio scolastico territoriale di Novara, nel ricevere la targa dell’Ambasciata ha accettato l’invito del Professore per un gemellaggio in primavera a Monreale al fine di testimoniare la credibilità di una cultura di vita diversa contro la mafia dell’indifferenza.

L’invito è stato accolto anche con grande entusiasmo dai ragazzi che al termine dell’incontro hanno lasciato a Mannino una scatola piena di pensieri, ringraziamenti e desideri; tra tutti quello più sincero di un alunno albanese che auspica una scuola con meno regole e più cuore! 

 

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