PoliticaPrimo Piano

L’esperto Macaluso: “Vi spiego perché non si deve trivellare al largo delle coste siciliane”

Nel dibattito in corso sulle trivellazioni per la ricerca e la “coltivazione” di idrocarburi che Assomineraria, in accordo con il governo regionale ed il bene placido del premier Renzi, intende avviare nel canale di Sicilia, interviene anche il ricercatore subacqueo nonché responsabile del Nucleo operativo della lega navale di Sciacca, Domenico Macaluso. Che, senza mezzi termini, si dice “assolutamente contrario a bucare il fondo marino dello Stretto di Sicilia.

E non lo dico soltanto io, ma sono le raccomandazioni internazionali di scienziati dopo la tragedia del Golfo del Messico del 2010, quando al largo delle coste la piattaforma petrolifera Deep water, che stava cercando petrolio, ha intercettato accidentalmente una sacca di metano che espandendosi ha investito la piattaforma facendola esplodere. Questo ha determinato la fuoriuscita incontrollata di petrolio, causando il più grande disastro ambientale di tutti i tempi.

Il problema, nel caso della Sicilia, è che esistono al largo delle coste oltre ai vulcani sottomarini noti, come l’isola Ferdinandea, Pantelleria e Linosa, i crateri dei vulcani di fango, detti anche pockmarks, molto più pericolosi per le esplosioni violente con le quali si manifestano e che non sono altro che l’equivalente sottomarino delle Macalube nella terra ferma, tristemente famose per quello che è successo ad Aragona lo scorso settembre, quando persero la vita i due fratellini di sette e dieci anni.

L’aspetto inquietante, è che se le Macalube terrestri possono causare il ribaltamento di ettari di terreno (Macalubbe in arabo vuol dire proprio ribaltamento), le frequenti esplosioni di sacche di metano nel canale di Sicilia, possono essere seguite da terremoti di considerevoli intensità. Ecco il motivo dei moniti lanciati a livello internazionale a non trivellare in presenza di pokmark, perché questi rappresentano il maggior rischio per le realizzazioni di strutture off-shore (oleodotti e piattaforme da trivellazione)”.

A chi si riferisce quando parla di raccomandazioni a livello internazionale?

Agli organismi di geologia più importanti del mondo ed in particolare alla Nato Science. E’ inconcepibile che nello Studio di Impatto Ambientale della società richiedente l’autorizzazione “d 1 G.P-SC’, viene esibita una carta batimetrica prospiciente Pantelleria in cui è ben evidente un campo di pockmark. Nonostante, come già specificato, i vulcani di fango rappresentino un rischio geologico sia a breve che a lungo termine.

Nel corso della crociera oceanografica nel 2006, a bordo della nave da ricerca Universitatis, ha individuato un enorme pockmark da mille metri di diametro, poi esplorato nel 2012 con Rov (minisommergibile filoguidato), uno dei più grossi crateri di fango nel Mediterraneo…..Ecco,  cosa può rappresentare da un punto di vista della sicurezza questo enorme pockmark?  

Abbiamo calcolato che quando questo cratere è esploso, sicuramente non in epoca storica, ha determinato l’espulsione di fondo marino, pari a 7 milioni e 800 mila metri cubi: immaginiamo cosa succederebbe se andassimo a bucare con una trivella una sacca di metano di analoghe dimensioni. Già esplodono da sole per accumulo di gas, aumento delle temperature medie oceaniche che già si stanno verificando, scosse sismiche, figuriamoci se ci andiamo a trapanare sopra. L’ultima esplosione si è verificata non in tempi remoti, ma il 10 aprile del 2007 quando, a seguito di un sisma di magnitudo 4.2, si è liberata esplodendo al largo di Sciacca un enorme sacca di metano. La mattina successiva, abbiamo  sorvolata l’area interessata da quest’esplosione con un elicottero della protezione civile documentando per la prima volta in video una vasta area di mare che ancora ribolliva. E anche in questo caso, mi chiedo cosa sarebbe accaduto se vi fosse stata una piattaforma in questo tratto di mare.

Lei ha mai posto il problema rischio all’attenzione degli organi competenti?

Della presenza del vulcanesimo sedimentario nel Canale di Sicilia e dei conseguenti rischi, ne avevo parlato nel corso di un’intervista a Report il 31 ottobre 2010. Mentre, poco prima della tragedia delle Macalube di Aragona, avevo fatto avere al ministro Galletti e al presidente della commissione Ambiente del Senato,Giuseppe  Marinello, una dettagliata relazione sia sul vulcanesimo basaltico che su quello sedimentario dello Stretto di Sicilia e dei conseguenti rischi relativi alla ricerca e coltivazione di idrocarburi. Infine, sono stato chiamato in audizione dai parlamentari 5 Stelle alla Camera, ai quali ho mostrato con una dettagliata relazione come non si possa non considerare geologicamente instabile il canale di Sicilia. Per non parlare della straordinaria biodiversità di questo tratto di mare, e delle testimonianze archeologiche di tutte le epoche come ho potuto verificare nel corso di una ricerca per conto dell’Unione europea.

Marina Pupella

Tags
Moltra altro

Articoli Correlati

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.