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Leopolda siciliana, Faraone: “Il nostro è un partito aperto, chi vuole entrare entri”

Una gran fiumana di gente quella che fra ieri e oggi ha preso parte a Palermo a Sicilia 2.0, la “Leopolda siciliana” organizzata dall’uomo di Renzi nell’Isola, il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone. Complice una bella giornata di sole, dopo tanti giorni di piogge ininterrotte, molti simpatizzanti, curiosi, ma anche tanti pezzi di vecchia politica in cerca di collocazione sono giunti nel capoluogo da tutte le parti della regione attendendo pazientemente in fila per assistere ai diversi interventi che si sono succeduti sul palchetto montato nell’ex Fabbrica  Sandrom.

Fra i numerosi partecipanti, vere eminenze del mondo politico, a parte il padrone di casa Faraone, il Don Chisciotte delle “okkupazioni” studentesche, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Del Rio, l’europarlamentare nonché coordinatrice della campagna di Matteo Renzi per le primarie del centrosinistra del 2012 Simona Bonafè, il governatore della Sicilia Rosario Crocetta, e nomi illustri dell’imprenditoria, il presidente del Palermo calcio Zamparini, e Gea Schirò Planeta, la senatrice fuoriuscita sei mesi fa da Scelta civica per approdare nel Partito democratico.

E’ un’atmosfera da “volemose tutti bene” quella che si respira nella grande sala che fiancheggia il carcere dell’Ucciardone, ma a parte i sorrisi e la musica a tutto volume che apre ogni singolo intervento,  alla “Faraona” in salsa siciliana, come l’ha battezzata Fabrizio Ferrandelli, si avverte l’assenza dei mammasantissima del partito.

Cracolici e tutti i democratici di area cuperliana- crisafulliana i vari Panepinto, Marziano, Maggio, ma anche lo stesso renziano Ferrandelli hanno dato forfait, mostrando di non digerire l’opa lanciata sul Pd dal sottosegretario alla D- istruzione (parafrasando la definizione data da Aldo Grasso al delfino di Renzi): “Dobbiamo avere l’ambizione – ha detto Faraone- di essere una forza aperta e maggioritaria”,  così aperta da consentire l’ingresso di diversi esponenti che arrivano anche dal fronte del centrodestra.

Dichiarazione a cui è seguita subito una replica dell’ex capogruppo all’Ars Antonello Cracolici “Io non sarò presente e consiglio a Faraone di evitare di ricordare i 61 a zero di berlusconiana memoria”.  Detto fatto, in platea il deputato regionale non c’era ed il sottosegretario rispondendo ai cronisti ha ironizzato: “Non avete visto quanta gente c’è oggi? Ma non ho visto mia madre, voi l’avete vista? Sento la mancanza di mia mamma”.

Poi a Il Moderatore che gli chiedeva se proverà a riavvicinare le anime disperse del partito, ha risposto: “Alla Leopolda di Firenze mica sono venuti tutti i componenti del partito democratico, idem qui. Io non drammatizzerei, l’ingresso alla Fabbrica è libero, per cui chi vuole entrare entri. Se ci sono, bene, altrimenti andiamo avanti comunque.  Molto del conservatorismo di questa terra viene fuori anche dal centrosinistra . Non è che il centrosinistra è stata una forza innovatrice e il centrodestra conservava. Noi siamo stati anche complici di una certa palude in questi anni. Stiamo cercando di rompere il totem che ha costruito il silenzio per cui quelli hanno vinto e hanno fatto male, e noi abbiamo perso e non abbiamo fatto benissimo.

Noi stiamo facendo una grande operazione di cambiamento del Pd – ha proseguito Faraone -. Da quando Renzi è segretario, nessuno può dire che il partito sia uguale a quello che c’era prima. Chi decide di aderire a questo Pd, diverso rispetto al passato, è legittimo che lo faccia. Il problema è non svilire i nostri valori, il nostro codice etico, il nostro statuto. Dopodichè ricordiamoci che alle ultime primarie, quando era candidato Matteo Renzi, quante persone sono state respinte per non farle votare, noi a quelle persone apriamo le porte”.

Non poteva che essere sulla stessa linea il collega Del Rio che ha ribadito lo stesso medesimo concetto, forse cambiando qualche virgola, riferendosi proprio all’apertura del Pd siciliano a formazioni politiche come Articolo 4, il movimento fondato dall’ex esponente dell’Mpa Lino Leanza, poi fuoriuscito e che sostiene il governo Crocetta in Sicilia.: “Il Pd è un partito grande che ospita tante culture e persone. E’ una scelta opportuna, avere tanti contributi da tante culture differenti”.

Un melting pot di razze diverse il Pd del “rottamatore” Renzi, che fonde nello stesso calderone fino ad ottenere un’amalgama del rosso e nero, centrosinistra e centrodestra, in unico colore. Verrà fuori un rosa?

Marina Pupella

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