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Legge Fornero, da gennaio in migliaia a rischio licenziamento

Sta per finire un anno di grandi difficoltà economiche per l’Italia, ma il 2013 non sembra proprio riservare miglioramenti. Anzi. Il quadro che i sindacati prefigurano, soprattutto a causa della Legge Fornero, è di quelli apocalittici. Altro che Maya e inizio di una nuova Era. All’orizzonte si vede l’inizio di nuove proteste, anche legittime.

Centinaia di migliaia di lavoratori precari, con contratti di collaborazione, rischiano seriamente di non vedersi rinnovato l’accordo e rimanere senza impiego. A denunciarlo è il segretario generale della Nidil Cgil, Filomena Trizio: “Prevediamo che con la fine del 2012 – spiega la sindacalista – tantissimi contratti vadano in scadenza e quindi entri in vigore la legge fatta dal Ministro Elsa Fornero”. E moltissimi stanno chiamando la Nidil disperati, per chiedere un intervento “che noi ci auspichiamo ci lascino fare”, aggiunge la Trizio.

In base a quanto emanato dal dicastero di via Fornovo, da gennaio i contratti di collaborazione a progetto e quelli continuativi dovranno rispecchiare lo svolgimento di progetti veri, con salari assolutamente non inferiori al minimo previsto, con un risultato finale che modifichi realmente le condizioni iniziali dell’azienda per cui il lavoratore presta servizio esternamente. Insomma, le intenzioni sono del tutto buone, ma per aggirarne gli effetti benevoli molti datori di lavoro potrebbero non rinnovare i rapporti, oppure trasformarli in situazioni ancora più svantaggiose di quanto non sia già un co.co.co o un co.co.pro.

Secondo quanto pubblicato dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale (INPS), tra settembre e dicembre 2012 sono stati 430mila i lavoratori con le forme contrattuali sopracitate, mentre nel 2011 se ne sono contati quasi 1 milione e mezzo. Un esercito di persone, per lo più giovani, appesi quotidianamente a un filo con salari inferiori alle aspettative e soprattutto inadeguati agli studi fatti. Se una buona percentuale di questi dovesse rimanere a casa a partire dal 1° gennaio 2013, la ripercussione sociale sarebbe di quelle da mettersi le mani nei capelli.  

Valerio Valeri

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