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Legge di Stabilità: no ai tagli Irpef, sì a blocco Iva e riduzione cuneo fiscale

Legge di Stabilità. Foto Internet

Accordo tra maggioranza e Governo sulle modifiche da apportare alla Legge di Stabilità. Secondo l’ultima versione, verranno annullati i previsti tagli alle aliquote Irpef più basse, rispettivamente quelle del 23 e del 27%.

A fronte di questa iniziativa l’Esecutivo si impegnerebbe a decretare lo stop all’aumento dell’Iva dal 10 all’ 11% , che graverebbe sui beni di consumo di base, confermando invece lo scatto di un punto percentuale per i prodotti la cui imposta è del 21%.

Le risorse trattenute dal mancato taglio all’Irpef consentiranno da un lato di bloccare la retroattività delle detrazioni e deduzioni fiscali, sul cui tetto e sulla cui franchigia si sta ancora discutendo, d’altra parte saranno investite per favorire la riduzione del cuneo fiscale.

Il provvedimento, rielaborato da Pier Paolo Baretta (Pd) e Renato Brunetta (Pdl) col beneplacito del ministro dell’Economia Vittorio Grilli, secondo le intenzioni andrebbe ad agevolare lavoratori dipendenti, famiglie ed imprese, prevedendo inoltre un Fondo di 900 milioni di euro destinato agli interventi nel sociale più eventuali risorse aggiuntive derivate dalle operazioni di spending review.

“Diamo atto al Governo di una buona riscrittura della legge di stabilità, come avevamo chiesto fin dalla prima discussione generale. Così il provvedimento viene riscritto completamente ed è più intelligente” ha dichiarato l’ex ministro Brunetta a margine dell’incontro fra relatori e Governo.

Non è dello stesso parere il Codacons: “Si tratterebbe di una buona notizia, se non fosse una presa in giro delle famiglie italiane”. Secondo l’associazione dei consumatori infatti, il mancato aumento dell’Iva comporterebbe una riduzione del gettito pari a circa 2,3 miliardi di euro contro i 4,2 del taglio Irpef, trattandosi dunque di una falsa compensazione.

Il Governo Monti, sempre per il Codacons, potrebbe bloccare l’Iva al 21% se non fosse indirizzato ad aiutare le imprese riducendo il cuneo fiscale e dando fondi ad aziende che non sono in grado di ripartire poiché gli italiani non dispongono di denaro da spendere. Per questo motivo le risorse andrebbero destinate solo alle famiglie italiane.

Marco Cirincione

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